Il silenzio europeo sui migranti dell’Aquarius

David Carretta

Bruxelles. Pedro Sánchez ha tolto l’Europa dall’imbarazzo con la decisione di aprire il porto di Valencia ai 629 migranti dell’Aquarius, ma il sollievo rischia di essere di breve durata se la commissione di Jean-Claude Juncker continuerà per ragioni politiche a voltarsi altrove quando uno stato membro viola apertamente norme e consuetudini del diritto internazionale ed europeo. La decisione spagnola è “vera solidarietà messa in pratica sia verso queste persone disperate e vulnerabili sia verso gli altri stati membri”, si è affrettato a tuittare il commissario europeo all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ma la questione è lungi dall’essere archiviata pacificamente e in modo solidale. “L’Italia ha violato le regole internazionali e causato lo stallo”, ha detto il premier di Malta, Joseph Muscat, ringraziando il compagno socialista Sánchez. “Dovremo sederci e discutere come evitare che questo accada di nuovo. Questa è una questione europea”, ha detto Muscat.

  

Il premier maltese sa che la decisione spagnola crea un precedente pericoloso, perché incentiverà Matteo Salvini e gli altri a non prendersi quelle responsabilità che gli accordi europei prevedono. L’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu ha spiegato che “incidenti come questi” mettono a rischio “il principio del salvataggio in mare”. In gioco non c’è solo la vita dei migranti, ma l’ordine internazionale che la commissione dice di voler difendere su tutti i campi, compreso quello commerciale messo in discussione dal protezionista Donald Trump.

  

La reazione all’Aquarius illustra come la Commissione abbia abdicato alla responsabilità di guardiano dei trattati e delle regole di convivenza europee. Domenica, dopo l’annuncio di Salvini della chiusura dei porti, un portavoce dell’esecutivo comunitario ha rifiutato di fare commenti. Ieri, appena prima della decisione del governo spagnolo, la Commissione si è arroccata dietro al diritto internazionale (“non abbiamo competenza”), salvo lanciare appelli equidistanti a Italia e Malta affinché risolvessero il conflitto tra loro. In realtà, lontani dai microfoni, a Bruxelles ammettono che l’Italia avrebbe avuto l’obbligo di far attraccare l’Aquarius in un porto italiano. Ma “non è il momento di aprire uno scontro con il nuovo governo”, ha spiegato una fonte. Quel che vale per l’immigrazione, vale anche per tutto il resto del contratto sottoscritto da Lega e Movimento 5 stelle. Marcia indietro su Jobs Act e riforma delle pensioni? No comment. Flat tax e reddito di cittadinanza che farebbero esplodere deficit e debito? No comment. Nazionalizzazione di Alitalia? No comment. Retromarcia sulla vendita di Monte dei Paschi di Siena? No comment. Il nuovo ritornello è che l’Italia è “al cuore dell’Ue” e “deve essere rispettata”.

   

L’abdicazione della Commissione era già iniziata anche prima dell’arrivo di questo governo: l’esecutivo comunitario ha fatto molte concessioni – dalla flessibilità di bilancio per recessione, riforme, investimenti, terremoti e migranti, al mancato bail-in su Monte dei Paschi e banche venete – nella convinzione che qualche piccolo sgarro avrebbe permesso di costruire un argine al populismo. Al di là dell’Italia, questa convinzione ha prevalso sulla deriva illiberale di Polonia e Ungheria, contro cui la commissione si è mossa poco e tardi (Juncker sarebbe pronto ad archiviare l’articolo 7 del trattato contro Varsavia). Le procedure di infrazione contro i paesi dell’est che non hanno accolto richiedenti asilo da Italia e Grecia sono scattate solo quando non c’erano più migranti eleggibili per le cosiddette “relocation”. La Germania si è vista perdonare peccati veniali come il pedaggio autostradale rimborsato solo ai contribuenti tedeschi e grandi scandali come le emissioni truccate di Volkswagen. Juncker ha perfino omaggiato il leader della Fpö austriaca Heinz-Christian Strache, accusando la stampa di scrivere cose “non corrette” sulle sue posizioni e spiegando che il governo destra-estrema destra a Vienna gli ha fatto “un’impressione molto positiva”. Così, con la commissione che rifiuta il ruolo di giudice imparziale invocando la ragione politica, tra egoismi e furberie nazionali l’Ue si disfa ogni giorno di più.

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