Trump e l’arte di inimicarsi gli alleati

Redazione

In fatto di rapporti commerciali il nemico supremo di Donald Trump è sempre stato, a parole, la Cina. La manipolazione della valuta, i furti sulla proprietà intellettuale, la concorrenza sleale e le minacce di una guerra commerciale a lungo elaborata dal suo consigliere più anti cinese, Peter Navarro, sono stati agitati in tutti i modi dalla campagna elettorale in poi. Rimane leggendaria l’imitazione di Alec Baldwin al Saturday Night Live che a ogni piè sospinto ripete Ghina!, con l’accento trumpiano. Qualcuno credeva che, pur nel contesto di un generale impulso protezionistico, Trump avrebbe finito per coinvolgere gli alleati più stretti nel contrastare con una posizione comune la concorrenza cinese, ma la decisione di estendere le tariffe doganali anche all’Europa, al Canada e al Messico ha smentito il ragionevole pensiero. Non solo: i dazi su acciaio e alluminio penalizzano gli alleati più della Cina, visto che la gran parte dell’acciaio che gli Stati Uniti importano non viene da Pechino. Lo scorso anno il Canada ha esportato oltreconfine acciaio e alluminio per 12,4 miliardi di dollari, l’Europa 7,7 miliardi, la Cina 2,9 miliardi, esattamente la stessa quota del Messico.

 

L’Amministrazione sostiene che, secondo i princìpi protezionistici dell’America First, i dazi sono uguali per tutti, ma non è così: non tutti i paesi vengono penalizzati allo stesso modo, e la Cina recentemente colpita dagli strali di Washington esce con ampio gaudio da questo male comune. Per questo, l’ex vicerappresentante del Commercio, Robert Holleyman, ha parlato di un “regalo alla Cina”: “Il mondo era allineato con gli Stati Uniti nel riconoscere la minaccia della Cina sull’acciaio e l’alluminio. Ora abbiamo trasformato il nostro alleato canadese in un potenziale alleato della Cina su questi temi. Non ha senso, è costoso e danneggerà gli esportatori”. Si capisce che la rabbia degli amici dell’America che si vedono danneggiati più dei vituperati cinesi è direttamente proporzionale al giro d’affari sottoposto a dazi, ed è simbolicamente aggravato dal fatto che la motivazione dichiarata dalla Casa Bianca per le politiche protezionistiche è la salvaguardia della sicurezza nazionale. Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha parlato di decisione “totalmente inaccettabile”, “inconcepibile”, ha parlato di un “affronto” al suo paese e in particolare ai soldati che hanno combattuto e sono morti al fianco di quelli americani. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha ammesso di essere “perso” con Trump. Emmanuel Macron ha invece ammonito gravemente: “Il nazionalismo economico porta alla guerra”. E alludeva agli anni Trenta, non alla tanto annunciata guerra commerciale con la Cina.

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