L’Europa che piace alla Lega

Paola Peduzzi e Daniele Raineri

Roma. “Vorrei dare una bella sforbiciata a quei 5 miliardi di euro che mi sembrano un po’ tantini”, le spese per l’accoglienza ai richiedenti asilo, ha detto prima del giuramento il neoministro dell’Interno, Matteo Salvini. Messa in pausa l’uscita dall’euro, Salvini si concentra sulle questioni che gli stanno più a cuore, migrazione, sicurezza, diritti, prendendo ispirazione dai suoi modelli europei, perché è più rassicurante poter dire: lo fanno anche gli altri, e perché l’Europa si trasforma (o si distrugge) meglio da dentro. L’ispirazione principale è quella dell’ungherese Viktor Orbán, il democratico illiberale più studiato del continente, che la democrazia in versione occidentale l’ha già dichiarata morta nel 2014, ma ce ne sono altre.

   

Limite ai sussidi, la legge austriaca. Lunedì il governo di Vienna guidato da Sebastian Kurz, leader conservatore alleato con l’estrema destra dell’Fpö, ha presentato il piano di tagli ai sussidi per gli immigrati, rifugiati inclusi. Obiettivo: scoraggiare gli arrivi. Il sussidio massimo sarà di 563 euro al mese, ma per i primi cinque anni dall’ingresso non sarà comunque possibile richiederlo. La cifra può aumentare se si supera il test di tedesco: “La regola fondamentale che vogliamo introdurre è che il tedesco sia la chiave per accedere al sussidio”, ha detto Kurz.

  

Dar da mangiare agli immigrati è un crimine, la proposta ungherese. All’interno della legge che regolamenta l’attività delle ong in Ungheria (meglio nota come la legge “Stop Soros”), il premier Orbán vuole punire chi fornisce agli immigrati clandestini cibo, sostegno legale o volantini con scritte le regole per chiedere asilo. Con l’obiettivo di restaurare l’identità cristiana dell’Ungheria, Orbán sta limitando tutte le attività di sostegno e accoglienza, dopo aver chiuso le frontiere e dopo essersi pubblicamente rifiutato di accogliere 160 mila rifugiati siriani ed eritrei che l’Ue voleva redistribuire dai primi paesi d’approdo, Grecia e Italia. Orbán pensa anche a una modifica costituzionale che impedisca all’Ue di spostare richiedenti asilo in Ungheria.

   

Il divieto di burqa in Francia e Belgio e, da oggi, in Danimarca. La Francia con una legge dell’ottobre 2010 e il Belgio con una legge del giugno 2011 hanno vietato il burqa e il niqab, vale a dire le due tenute prescritte dalla correnti islamiche più dure che coprono interamente il volto della donna (il niqab lascia scoperti soltanto gli occhi). Ieri anche il Parlamento danese ha approvato una legge uguale o forse più dura, perché prevede anche il carcere in caso di recidiva a partire da agosto – quando entrerà in vigore. La Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo chiamata a pronunciarsi sulla legge francese nel 2014 ha detto che la legge non viola la libertà di religione, alcuni paesi, come la Bulgaria, hanno approvato leggi simili e in molti altri, per esempio la Germania, si sta discutendo sulla possibilità di seguire l’esempio. Alcune proposte di legge riguardano gli edifici pubblici e i dipendenti statali, altre sono più generali. In Italia c’è una legge sull’ordine pubblico del 1975, quindi in tempi di terrorismo, che proibisce di nascondere il viso in pubblico “senza un giustificato motivo”, e questa clausola del giustificato motivo è stata usata come esenzione per molti casi diversi, dai caschi integrali per andare in moto fino, appunto, ai veli islamici che coprono il volto. Quindi è probabile che per introdurre un divieto che ricalchi quello francese sarebbe necessaria una nuova legge che interpreti in modo più restrittivo la legge del 1975. Da noi il velo integrale è molto raro, ma sarebbe un provvedimento carico di significato per il nuovo governo Conte a trazione leghista.

   

Il referendum sui minareti in Svizzera. Nel novembre 2009 un referendum popolare ha proibito la costruzione di nuovi minareti in Svizzera. Non si trattò di una legge del governo, ma dell’iniziativa di un gruppo politico di destra. In Italia la Lega salutò la vittoria del sì con la promessa di seguire l’esempio degli svizzeri.

  

C’è infine la questione delle barriere fisiche per non far entrare i migranti. A est Ungheria, Austria, Slovenia, Macedonia, Serbia e Croazia hanno rafforzato i confini con muri e barriere, nel resto d’Europa c’è stata un’applicazione a intermittenza della libertà di circolazione prevista dal trattato di Schengen. L’Italia non saprebbe cosa farsene di barriere ai confini terrestri, perché il flusso arriva dal mare e fino a pochi anni fa si cercava di favorire il transito dei migranti verso gli altri paesi europei. Ma è chiaro che il governo può invocare il modello dell’est per giustificare una linea dura di respingimenti contro chi cerca di sbarcare.

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