Chi è Khamzat Azimov, il ceceno che ci ricorda che la guerra al terrorismo non è finita

Mauro Zanon

Parigi. Opéra-Quatre septembre è uno dei quartieri più turistici della capitale francese, frequentatissimo il sabato sera in ragione dei molti bar, locali e ristoranti aperti fino a tardi. Ed è lì che ieri sera, tra rue Monsigny e rue Saint-Augustin, Khamzat Azimov, ceceno di 20 anni naturalizzato francese nel 2010, ha seminato il panico al grido di “Allah Akbar”. Con un coltello ha assalito cinque persone, uccidendo un ragazzo di 29 anni, e ferendo le altre quattro (due gravemente).

 

I testimoni hanno raccontato di aver vissuto scene di panico con l’aggressore che tirava fendenti all’impazzata, colpendo persone a caso che urlavano e gridavano “au secours!”. La polizia, secondo l’ultima ricostruzione dell’accaduto, è arrivata sul posto nove minuti dopo l’attacco, cominciato alle 20:47, uccidendo l’attentatore. Quest’ultimo, prima di essere abbattuto da un agente con due colpi di pistola, avrebbe minacciato anche le forze dell’ordine. “Quando ha visto i due poliziotti, si è lanciato contro di loro e ha gridato ‘Uccidetemi o vi uccido io!’”, ha riferito all’agenzia Reuters Rocco Contento, segretario dipartimentale di Parigi del sindacato Unité SGP Police.

 

È il secondo attentato islamista dell’èra Macron, dopo quelli di Trèbes e Carcassonne di due mesi fa. Un attentato che ricorda al paese che ha fornito il più grosso contingente di foreign fighters all’esercito del Califfato che all’interno dei suoi confini, nonostante la sconfitta dell’Isis in territorio siro-iracheno, permangono numerosi mujaheddin dormienti pronti a risvegliarsi e a uccidere in nome di Allah.

 

Ieri sera, lo Stato islamico, attraverso la sua agenzia di propaganda Amaq, ha rivendicato l’attentato. “L’autore dell’attacco col coltello a Parigi è un soldato dello Stato islamico e l’operazione è una rappresaglia contro gli stati della coalizione” internazionale antijihadista in Siria e in Iraq, ha dichiarato una “fonte di sicurezza” ad Amaq, secondo quanto riportato dal Monde.

 

Il modus operandi di Azimov richiama alla mente altri attentati avvenuti sul suolo francese, e in particolare quello di Marsiglia dell’ottobre 2017, alla Gare Saint-Charles, che costò la vita a due ragazze. “La Francia ancora una volta paga un prezzo di sangue, ma non cederà di un millimetro ai nemici della libertà”, ha commentato il presidente francese, Emmanuel Macron.

 

  

Su Twitter, il capo dello stato ha aggiunto: “Il mio pensiero va alle vittime e ai feriti, oltre che ai loro cari. Saluto a nome di tutti i francesi il coraggio dei poliziotti che hanno neutralizzato il terrorista”. Il ministro dell’Interno, Gérard Collomb, si è congratulato con le forze dell’ordine per “il sangue freddo e la reattività”, e ha comunicato che i feriti sono tutti fuori pericolo. “La persona che è stata ferita in modo più grave va meglio. È stata operata e si è salvata (un uomo di 34 anni, ndr). Due dei suoi amici sono in un altro ospedale e sono totalmente fuori pericolo. E anche la quarta persona che era stata ferita è fuori pericolo”, ha dichiarato l’inquilino di Place Beauvau.

 

I riflettori, ora, sono soprattutto concentrati sul profilo di questo terrorista, nato nel novembre 1997 in Cecenia e senza precedenti giudiziari. Azimov, secondo quanto riportato da una fonte vicina all’inchiesta, non era soltanto schedato “S” per radicalizzazione dai servizi segreti dal 2016 (S sta per Sûreté de l’État, ed è la schedatura di cui sono oggetto tutte le persone considerate potenzialmente pericolose per la sicurezza dello stato, non solo i terroristi). Il suo nome figurava infatti anche nel Fichier des signalements pour la prévention de la radicalisation à caractère terroriste (Fsprt), il registro che include gli individui radicalizzati “potenzialmente violenti (sono circa 20.000 in Francia). Stando alle informazioni raccolte da France 2, Azimov ha ottenuto il suo diploma di maturità a Strasburgo, prima di trasferirsi nella regione parigina con i suoi genitori (entrambi, questa mattina, sono stati posti in stato di fermo, per essere interrogati). Tra le altre cose, era in contatto con il marito di una donna che era partita in Siria. “Aveva attirato l’attenzione dei servizi segreti”, ha riferito una fonte giudiziaria a France Info. L’inchiesta, aperta dalla procura antiterrorismo di Parigi, dovrà ora chiarire le ragioni di questo passaggio all’atto improvviso.

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