Le blasfeme banalità del Met Gala, approvato dal papa e dalla papessa Rihanna

Mattia Ferraresi

New York. Alla fine il cardinale Timothy Dolan ha deciso di defilarsi leggermente ed evitare almeno il red carpet del Met Gala, gli oscar della East Coast, che quest’anno aveva come tema gli “heavenly bodies”, i corpi celestiali più che celesti, e nel sottotitolo parlava della “moda e dell’immaginario cattolico”. Dolan non si è sottratto al ricevimento più esclusivo della città e all’apertura della mostra collegata, ha regalato le solite battute brillanti ai soliti giornali brillanti, ha fatto foto in posa e dispensato benedizioni, insomma ha esibito il prontuario classico del “conservatore aperto al mondo”, una specialità della casa. Tenere un piede nella sagrestia e uno nel bordello è un’arte antica sancita anche da un motto popolare. Però dalle parti del red carpet il prelato ha sentito puzza di bruciato, cioè di motteggio e presa in giro, e ha fatto il giro largo.

 

Ha evitato così l’incontro con la papessa Rihanna, con mitra e spacco inguinale, ha evitato Jared Leto vestito da Cristo barocco, ha evitato l’angelica Katy Perry, l’abito cruciforme di Jennifer Lopez, la corona, il velo e le trasparenze di Madonna, un’autorità del genere blasfemo-chic, il presepe a copricapo di Sarah Jessica Parker, Lily Collins che piangeva come la Mater Dolorosa di Chandavilla, in Spagna, e ha evitato pure Emily Ratajkowski, che forse non era stata informata del tema religioso della serata e ha optato così per una scelta che di rado delude: non mettere il reggiseno. Ha schivato pure Tom Brady, che si era limitato a vestirsi male.

 

S’è risparmiato l’acme del trash, Dolan, ma ci sono immagini che ritraggono il sorridente cardinale assieme ad Anna Wintour e George Clooney avvolti in una luciferina luce rossa, circondati da comparse che agitano rosari, brandiscono croci, reggono pochette che sembrano pissidi, passano dal paramento sacro al paramento di culo, in senso letterale, ché in queste occasioni il wardrobe malfunction è di prammatica. Il guardaroba, in realtà, funziona benissimo, ma nel contesto a metà fra un sabba di Bulgakov e il tinello dei Kardashian chi ci rimette di più è proprio il cardinale, che appare come un signore sovrappeso vestito da cardinale per una serata trasgressiva.

 

A rimanere dalle parti dell’evangelizzazione ci aveva anche provato, nel pomeriggio, alla conferenza stampa di presentazione della mostra sul senso cattolico per la moda che vede pezzi di abbigliamento sacro di straordinaria bellezza, un’operazione ravasiana che vede l’inedita approvazione del Vaticano. Si potrebbe notare l’incongruità di un’esibizione di ori e sfarzi sotto le insegne dell’“immaginario cattolico” quando il mondo si commuove per le scarpe di cuoio nero e la croce di metallo del papa callejero, mentre le scarpe rosse del predecessore finiscono al rogo dell’opinione pubblica, ma prima di finire nella trappola del gran mascherata Dolan ha volato sopra tutto questo, parlando di bellezza, giustizia e verità. Nella “Catholic imagination”, ha detto, “il Vero, il Buono e il Bello hanno un nome: Gesù Cristo, che si è rivelato come la Via, la Verità e la Vita”. Con il favore delle tenebre, tuttavia, si è capito che l’immaginario cattolico di cui si è tanto parlato è in realtà l’immagine stereotipata e parodistica che i protestanti danno dei cattolici, facendosi beffe dei rituali latini eccessivi, delle ipocrisie romane, dell’irrefrenabile voglia di tenere il sacro e il profano sulla stessa scena.

 

Della “catholic imagination” al gala del Met non c’era l’ombra, è apparso soltanto un luogo comune vagamente dissacrante culminato con Madonna che canta Like a Prayer circondata da un coro di costumanti, nell’indifferenza di un mondo che però è pronto a imbufalirsi – online, s’intende – se una ragazzina mormona mette un vestito in stile cinese per il ballo della fine della scuola. Appropriazione culturale! Offesa suprema!, si grida, mentre Rihanna sfila col suo abito papale. Come ha scritto Piers Morgan, l’anno prossimo il tema sarà l’immaginario islamico, e ci saranno celebrità che interpretano in chiave erotica il tema del burqa; l’anno successivo sarà il turno dell’ebraismo, con abiti provocanti ispirati alle vicende della Torah. O forse no.

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