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L'alibi di Merkel e Macron

Redazione

La crisi dell’Italia permette di nascondere le divergenze sulle riforme Ue

Emmanuel Macron e Angela Merkel sono i primi beneficiari in Europa della crisi politica in Italia. La prospettiva di elezioni tra pochi mesi azzera o quasi le possibilità di arrivare a un accordo al vertice europeo di giugno sull’Unione bancaria, la road map per l’approfondimento della zona euro e la riforma delle regole di Dublino sull’asilo. Con le sue fragili banche i cui bilanci sono ancora pieni di crediti deteriorati, il debito pubblico al 130 per cento del pil e i migranti che continuano ad arrivare dalla Libia, l’Italia è centrale su tutti e tre i dossier. L’interesse è strategico perché, sia sulla zona euro sia sui migranti, l’Ue è chiamata a condividere rischi e responsabilità, mostrandosi più solidale di quanto fatto finora. Ma con un governo neutrale “sarebbe complicato per l’Italia prendere impegni politici se ci sono elezioni in vista”, ha spiegato al Foglio una fonte europea. Il rispetto per la sovranità degli elettori costituisce un alibi perfetto per il presidente francese e la cancelliera tedesca, che così potranno continuare a nascondere le loro divergenze e a rinviare scelte difficili.

 

Sulla zona euro Macron e Merkel hanno promesso di presentare a inizio giugno le loro proposte di breve e lungo periodo su come realizzare la garanzia europea dei depositi e ristrutturare l’unione economica e monetaria. Ma Parigi e Berlino continuano a essere in disaccordo sul livello di ambizione della grande riforma della zona euro. Su Dublino Francia e Germania sono più o meno sulla stessa linea, compresa la possibilità di riallocare i richiedenti asilo dai paesi in prima linea verso il resto dell’Ue. Ma Macron e Merkel devono decidere se correre il rischio di approfondire la spaccatura interna all’Ue, imponendo un po’ di solidarietà all’Europa dell’est con un voto a maggioranza qualificata al posto del consenso tra i 27. Quale migliore scusa della crisi in Italia per rinviare tutto a ottobre o a dicembre? A quel punto, con la legislatura europea in dirittura d’arrivo e le elezioni europee del maggio 2019 in vista, il rischio sarà di vedere chiudersi definitivamente la finestra di opportunità per fare in modo che ci sia più condivisione del rischio nella zona euro e più solidarietà sui migranti. E l’Italia avrà perso l’occasione di riformare l’Ue, per una volta, nel suo interesse.

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