Trump e le ragioni del no alla Bomba iraniana

Redazione

Roma. Donald Trump ha deciso, gli Stati Uniti si ritirano dall’accordo sul nucleare iraniano, cioè usciranno dal gruppo dei paesi firmatari – oltre all’Iran, la Francia, il Regno Unito, la Germania, la Russia, la Cina e l’Unione europea. Il presidente americano non firmerà il “waiver” che sospende le sanzioni alla Repubblica islamica d’Iran, e il regime sanzionatorio tornerà in vigore, “completamente”. La Bomba atomica non sarà “evitata sotto questo accordo”, che è a tempo limitato, non stabilisce controlli completi, non riguarda né le armi convenzionali né la sponsorizzazione del terrorismo “in Siria, in Yemen e in molte altre parti del mondo” e non ha garantito la crescita sperata: “L’economia iraniana va malissimo”, ha detto Trump. Per questo l’America si ritira dall’accordo del 2015 perché “l’America non si lascerà tenere ostaggio” delle minacce di Teheran: in perfetta sintonia con Israele, Trump ha ricordato che le prove appena presentate dal premier, Benjamin Netanyahu, dimostrano che l’Iran ha mentito spesso e in modo continuativo sulle proprie ambizioni nucleari. Mentre il presidente americano parlava il governo di Gerusalemme faceva sapere che i soldati sono schierati sul Golan e i rifugi anti bombardamenti aperti – le alture al confine con la Siria sono diventate una nuova base di attacco per le forze iraniane e i suoi alleati, lo status quo che ha tenuto su il regime di Damasco non si è rivelato così sicuro per Israele.

 

Per rassicurare gli alleati, in particolare gli europei che hanno tentato in ogni modo di evitare il ritiro americano dall’accordo, Trump ha detto che vuole lavorare a una “soluzione reale” insieme agli altri, come sta facendo con la Corea del nord. Il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha commentato il ritiro americano dall’accordo, che non è un patto tra americani e iraniani, “è un deal multilaterale”: il presidente Trump mostra ancora una volta il suo disprezzo per i trattati e gli accordi internazionali, e l’inaffidabilità dell’America. Rohani vuole negoziare con i firmatari rimasti, farsi dare garanzie, e alla fine delle consultazioni andare avanti con l’accordo del 2015.

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