Macron ha mandato i suoi consiglieri sull'orlo di una crisi di nervi

Mauro Zanon

Parigi. Emmanuel Macron li aveva avvertiti: in caso di vittoria, non passeremo il nostro tempo a “beurrer les tartines”. Ma i fedelissimi che hanno accompagnato la sua ascesa verso l’Eliseo non si immaginavano certo di essere così provati dai ritmi imposti dal loro boss, a un anno esatto dalla sua elezione al vertice della République. Le Parisien, in un’inchiesta che sta facendo molto rumore a Parigi, ha raccontato i malumori di alcuni membri della cerchia ristretta di Macron, sfiniti dalla mole di lavoro quotidiana e dai tempi forsennati che scandiscono questo inizio di quinquennio.

 

“Ufficialmente sono onorati di servire un uomo così esigente. Ma in realtà non ne possono più. Sulla scia dei deputati della maggioranza, la cerchia ristretta del presidente comincia a lamentarsi del suo ‘management’ autoritario”, scrive il Parisien. Il dream team di devoti formato da Alexis Kohler, segretario generale dell’Eliseo, Ismaël Emelien, consigliere speciale del presidente, e Julien Denormandie, segretario di stato alla Coesione dei territori ed ex vicedirettore di gabinetto di Macron al ministero dell’Economia, sarebbe sull’orlo dell’esaurimento nervoso.

 

“Nel mondo della banca d’affari si combatte, si resta a lavorare fino a tardi, si sacrifica la propria vita personale”, aveva dichiarato Macron allo scrittore Philippe Besson per il libro-intervista Un personnage de roman. Ma la filosofia di lavoro ereditata dai suoi anni da banchiere d’affari presso Rothschild trova molte difficoltà a essere accettata all’interno dell’Eliseo, così come nei ranghi del suo gruppo parlamentare, La République en marche (Lrem), e nei ministeri.

 

“Emmanuel sapeva che bisognava lanciare le misure faro prima delle elezioni europee del 2019, dunque si impegna su tutti i fronti a grande velocità”, ha spiegato al Parisien François Patriat, capogruppo dei senatori Lrem. “Non ho chiesto alcun portafoglio (…) Alla mia età, non avrei resistito a questo vortice”, aggiunge il senatore settantacinquenne. Un ministro sentito dal quotidiano parigino in forma anonima ha riassunto in qualche frase perché Patriat ha fatto bene a restare lontano dal dream team dell’Eliseo e dai ministeri: “Oggi sono tornato a casa alle 20:30 con ancora dieci chiamate professionali da fare, e mi è sembrato di aver avuto il pomeriggio libero. Ma questo è il gioco. Ricopriamo delle funzioni eccezionali che richiedono un impegno totale”. Lo stesso ministro, rassegnato, ha aggiunto che “l’organismo si adatta” ai ritmi di lavoro infernali: “Recentemente, un responsabile della sicurezza ha calcolato che in una settimana avevo trascorso fuori casa centonove ore. Funziona così ora, c’è poco da fare”.

 

Julien Denormandie, pilastro di Lrem, oltre che segretario di stato, finisce le sue giornate ben oltre la mezzanotte. “Alcune sere, la sua mente brillante è talmente logorata che si mette a guardare le repliche delle trasmissioni di Hanouna alle 3:00!”, rivelano alcuni deputati Lrem (Cyril Hanouna è il conduttore di “Touche pas à mon poste”, apoteosi del trash nella televisione francese). Denormandie, padre di quattro bambini, pare rientri a casa per un’oretta soltanto per dar loro il bacio della buonanotte, prima di intraprendere nuovamente la rotta del ministero e continuare a lavorare sui dossier del giorno.

 

All’Assemblea nazionale, secondo quanto raccontato dal Parisien, è stato anche creato un gruppo di sostegno per i deputati sull’orlo di una crisi di nervi: si chiama Care, ed è stato costituito alla fine del 2017. Ma nessuno lo evoca in pubblico e nemmeno durante le chiacchierate off con i giornalisti. Alexis Kohler, l’uomo più potente dell’Eliseo dopo Macron e perno del dispositivo presidenziale, sarebbe stato addestrato a sopportare le notti brevi e la fatica. Perché è lui che spegne la luce al Château, prima di andare a riposarsi qualche ora.

 

Anche se, in realtà, riposarsi sembra essere una pratica caduta in desuetudine nell’èra macronista, dato che anche di notte fedelissimi e ministri tengono sempre il loro telefono acceso, abituati a ricevere messaggi alle 2:00 da questo presidente che non dorme mai (L’Express, qualche mese fa, aveva rivelato l’utilizzo frenetico di Telegram e l’invio di sms da parte di Macron nel bel mezzo della notte, un’abitudine che aveva già ai tempi della presidenza Hollande. Quando conclude i suoi sms con un “Feu!”, fuoco, significa che è urgente passare all’azione. “Mette i collaboratori sotto pressione per rendere più dinamica l’azione pubblica”, sussurrano al Parisien i macronisti.

 

La riduzione drastica del numero di collaboratori nei ministeri, in contrapposizione ai gabinetti pletorici dei precedenti quinquenni, è un altro aspetto che fa storcere al naso ai funzionari e ai tecnocrati della République. Una collaboratrice di Bruno Le Maire, ministro dell’Economia, ha abbandonato Bercy dopo poche settimane a causa di un “burn-out”. A Pauline Pannier, giovana enarca del ministero dell’Interno, sono stati affidati tutti assieme i dossier libertà pubbliche, culto, asilo, immigrazione e asilo, e all’Eliseo la quarantina di tecnocrati che consiglia il monarca Macron sarebbe “sulle ginocchia”, secondo un parlamentare. Alla fine del quinquennio, “in che stato finiranno?”, si chiede lo stesso.

Più ci si avvicina al sole e più ci si brucia, ma Sibeth Ndiaye, spigolosa consigliera per la comunicazione del nuovo Roi Soleil di Francia, nega tutto, spiegando che Kohler si impegna “a non organizzare riunioni dopo le 18:00 perché la vita è la vita, e abbiamo delle famiglie”. La stessa, tuttavia, precisa che per accrescere la pressione “è stato creato un quadro per monitorare l’azione di ogni ministero e ogni consigliere dell’Eliseo”. Pressione, a quanto pare, che non tutti riuscirebbero a reggere.

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