Joy Reid, l’eroina progressista di Msnbc ripudiata per vecchi post omofobi

Mattia Ferraresi

Anche gli esami di correttezza politica non finiscono mai. Nuovi e sempre più articolati test di idoneità ideologica vengono somministrati a tappeto, mentre le profondità dell’internet vengono dragate alla ricerca di vecchio materiale compromettente, tanto per ricordare che nessuno, nemmeno il più sincero portatore dei vessilli delle minoranze oppresse, è al di sopra di ogni sospetto. Non stupisce che l’Atlantic abbia licenziato un giornalista che pensa che l’aborto sia un omicidio – convinzione peraltro condivisa da circa la metà degli americani – ma a doversi guardare le spalle ora sono anche i liberal che magari possono aver ceduto, in certi momenti, a forme di eterodossia ideologica che rischiano di precipitarli nell’inferno degli eretici. 

       

In questa rete a maglie sempre più fitte è rimasta impigliata Joy Reid, anchorwoman afroamericana della Msnbc che giusto qualche mese fa ha ricevuto l’autorevole certificazione del New York Times di “eroina della resistenza”, perché nei suoi programmi usa mettere a tacere, e in certi casi interrompe e caccia anzitempo, i pappagalli del pensiero trumpiano che ripetono le loro filastrocche alle telecamere della sinistra americana, invece di rispondere alle sue domande scomode. Ora sono emersi da un suo vecchio blog morto – ma non sepolto: non ci sono vere sepolture nella necropoli digitale – interventi con dichiarazioni sull’omosessualità che dieci anni fa, quando sono stati scritti, erano le libere opinioni di una critica della politica e del costume, oggi sono un avviso di garanzia per il reato di omofobia.

 

Reid ha scritto che “la maggiore parte degli eterosessuali ha un moto di repulsione alla vista di due uomini che si baciano”, notando che il principio di reciprocità non è applicato quando si tratta di orientamento sessuale: “L’essenza del politicamente corretto è che i gay possono dire che il sesso fra uomo e donna fa schifo, ma affermare l’opposto è omofobo”. In un altro post ha criticato la collega Rachel Maddow, che si posiziona “nell’ala più estrema della sinistra” quando si tratta dei diritti degli omosessuali. Di tanto in tanto Reid sostituisce Maddow nel suo segmento settimanale, e da lei ha ricevuto lodi e legittimazione pubblica.

  

Alcuni articoli di Reid con testi e sottotesti critici verso la comunità gay erano già spuntati fuori a dicembre, ma a quel punto la reputazione liberal della conduttrice era stata sufficiente a chiudere l’episodio con scuse molto sentite ed esibizioni dell’avvenuta resipiscenza. Ma le scuse hanno le gambe anche più corte delle bugie, e internet è una miniera infinita per chi sa cosa cercare, e così sono usciti nuovi materiali per cui l’ammissione di colpa non basta più, e fra questi c’è pure un passaggio in cui dice che gli uomini gay hanno la tendenza ad approfittarsi di “teenager impressionabili”. Reid e i suoi avvocati hanno scelto la strada dell’hackeraggio, aiutati anche da un esperto di cybersicurezza assunto da Msnbc: sono stati pubblicati, ha dichiarato la rete, “elementi fraudolenti con formattazioni sospette” e il team della conduttrice dice di avere in mano “prove significative” della manomissione.

 

Internet Archive, l’archivio che raccoglie vecchi siti estinti, sostiene che non c’è stata alcuna manipolazione, ma nel dubbio una storica associazione di attivisti per i diritti gay di nome Pflag ha annunciato il ritiro di un premio che aveva assegnato a Reid “alla luce delle nuove informazioni emerse”. Gli organizzatori sapevano di certi post controversi, e avevano accettato le scuse e la buona fede di Reid, ma i nuovi post sono imperdonabili. E se davvero è stata hackerata? Diranno che su certe cose è sempre meglio sbagliare per eccesso che per difetto.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.