A Cuba si elegge il successore di Raúl Castro

Maurizio Stefanini

Raúl Castro passa di mano. Si è aperta al Palacio de Convenciones dell’Avana alle 9 locali, le 15 italiane, la IX legislatura dell’Asamblea nacional del poder popular, il parlamento cubano. La sessione durerà due giorni, ma già oggi – è stato annunciato – verrà eletto il nuovo presidente del Consiglio di stato. Cioè, il capo dello stato. Il nome verrà reso noto domattina, ma da tempo veniva dato per scontato che si sarebbe trattato di Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez. Ingegnere, nato il 20 aprile del 1960, sarebbe dunque il primo capo di stato cubano nato dopo la rivoluzione castrista. E in effetti questo è stato il nome che a inizio dei lavorio è stato letto dalla deputata portavoce della commissione per le candidature. A parte lui bisognerà designare 5 vicepresidenti, un segretario ed altri 23 membri del Consiglio di stato.

    

Raúl resterà però primo segretario del Partito comunista di Cuba fino al 2021: seguendo in ciò l’esempio del fratello Fidel, che lasciò la Presidenza del Consiglio di Stato il 2 febbraio del 2008, ma rimase alla testa del Pcc fino al 19 aprile del 2011. Non è quindi del tutto vero che il cognome Castro scomparirà dalle alte sfere, così come non è del tutto vero che Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez sarà il primo capo dello Stato a non chiamarsi di cognome Castro dopo il 1959. In realtà subito dopo la vittoria della Rivoluzione, il primo gennaio 1959, presidente divenne Manuel Urrutia Lleó e primo ministro José Miró Cardona: due personaggi entrambi poi finiti in esilio come anticastristi. Comandante dell’Esercito Ribelle, Fidel subentrò alla testa del governo il 16 febbraio del 1959, ma non divenne formalmente capo dello stato che il 2 dicembre del 1976, quando le due cariche di presidente e primo ministro furono conglobate in una sola.

   

   

Ovviamente dietro alle alchimie istituzionale c’era la forza del carisma, che Díaz-Canel non ha. In più, in teoria, in quei sistemi di tipo sovietico da cui la Costituzione cubana è stata ricalcata era il segretario del partito comunista a esercitare il vero potere. Però quando nel 2008 con le dimissioni di Fidel dalla presidenza ma non dalla segreteria si creò per la prima volta nella Cuba comunista questa dicotomia, fu Raúl ad imporsi. Cacciò infatti 11 ministri del fratello, e fece adottare una propria agenda di riforme, infine culminate nel “Disgelo” con gli Stati Uniti. Ormai menomato nel fisico Fidel fece qualche obiezione indiretta nei saggi che si mise a scrivere, ma senza mai mettersi veramente di mezzo.

     

Proprio questo repulisti permise a Díaz-Canel di emergere, divenendo vicepresidente del Consiglio di stato e dei ministri. Ma il fatto stesso che questo capofila della “nuova generazione” stia per compiere 58 anni dà la misura di quanto a Cuba le cose si muovano a rilento.  Ex-Ministro dell’Educazione, il nuovo leader ha fatto a proposito di tecnologia e media alcune dichiarazioni che potrebbero accreditarlo come un riformista. I suoi biografi ricordano anche di quando a 34 anni divenne segretario del Partito Comunista nella località di Santa Clara, e si rese subito popolare per il modo in cui andava in giro tra la gente in bicicletta per mostrarsi a risolvere problemi. Nel tetro “Periodo Speciale” seguito alla fine degli aiuti sovietici la sua città fu una di quelle in cui la gente soffrì meno penurie, e inoltre la Santa Clara di Díaz-Canel si distinse anche per la sua tolleranza verso gay e amanti del rock. Non però versi i dissidenti politici. Anzi, nel febbraio del 2017 su di lui filtrò un video in cui lo si vedeva dare ai dirigenti del partito istruzioni draconiane, per bloccare quegli elementi dell’opposizione che avessero osato candidarsi alle elezioni. Praticamente i 175 coraggiosi sono stati arrestati tutti. In alcuni casi perché per candidarsi bisogna non avere precedenti penali. In altri, semplicemente per impedire la presenza fisica nelle assemblee. Anche non candidati sono stati comunque arrestati, e di un’ondata di nuovi arresti si è parlato anche in questi giorni.

   

“Di Miguel Mario Díaz-Canel nessuno sa bene come la pensi, ha paura di compromettersi” aveva spiegato al Foglio in un’intervista lo scorso luglio Carmelo Mesa-Lago: un esule che è considerato il massimo esperto di economia cubana. Gli analisti hanno in effetti ipotizzato che piuttosto di una leadership forte Díaz-Canel potrebbe configurare una sorta di triumvirato con il 60enne ministro degli Esteri Bruno Rodríguez e con l’87enne secondo segretario del Partito Comunista José Ramón Machado Ventura: un tecnocrate, un esperto di politica internazionale ed un reduce della Rivoluzione già combattente con il Che.

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