Perché a mettere nei guai Trump potrebbe essere l'anchorman più trumpiano

Mattia Ferraresi

Per Sean Hannity il momento più imbarazzante di una serata partita in salita è arrivato quando Alan Dershowitz, supergiurista democratico di Harvard che però dà consigli a Donald Trump, lo ha rimproverato in diretta, spiegandogli che avrebbe dovuto rivelare agli ascoltatori il suo rapporto con Michael Cohen, l’avvocato personale del presidente finito sotto inchiesta della procura di New York su segnalazione del team dello special counsel, Robert Mueller.

 

Ieri il giudice che presiedeva l’udienza ha rivelato in un’aula straripante il nome del “terzo cliente” di Cohen, identità che era rimasta segreta su richiesta dell’interessato, e come nel colpo di scena di una serie televisiva si è scoperto che il cliente era Hannity, il più potente, indefesso, ascoltato e agguerrito anchorman pro Trump che ci sia in circolazione, talmente vicino al presidente da essere considerato un consigliere informale. A quel punto perfino Dershowitz, che da mesi nei salotti televisivi fa la parte dell’avvocato difensore di Trump, gli ha dovuto dire che aveva giocato sporco. Quando l’Fbi a perquisito gli uffici di Cohen alla ricerca di tracce sui pagamenti a una modella di Playboy e alla pornostar Stormy Daniels, fatti in cambio del silenzio su vecchie relazioni sessuali con Trump, il presidente s’è imbufalito e con lui s’è imbufalito il suo araldo di Fox News, che ha cavalcato a rotta di collo l’oltraggio sul trattamento riservato all’avvocato. Il problema è che era anche il suo avvocato.

 

Perché la perquisizione dell’avvocato preoccupa Trump più della Siria

Fonti della Casa Bianca riferiscono che la vicenda di Cohen è il catalizzatore della sua rabbia incontrollata, ché con la sua azione Mueller ha varcato “la linea rossa”

 

Hannity ha minimizzato il suo rapporto con Cohen: “Non l’ho mai assoldato come avvocato nel senso tradizionale; non ho mai ricevuto una parcella; non ho mai pagato per le prestazioni ma ho, occasionalmente, avuto con lui brevi discussioni su questioni legali”, ha detto il giornalista, spiegando che gli ha soltanto chiesto qualche consiglio immobiliare. Ma come un rapporto informale sia finito nel fascicolo della procura per il momento non è dato di sapere.

 

Quello che si sa è che Cohen è al centro di tutti gli scenari problematici per Trump, è l’anello di congiunzione fra l’inchiesta sulla collusione russa e le controverse abitudini extraconiugali del presidente, è coinvolto nelle vicende della Trump Organization e in quelle della campagna elettorale, e non per caso Mueller ha voluto che fosse una procura ordinaria a indagare su di lui, in modo che il filone non si perda nemmeno nel caso il presidente decida di licenziare il procuratore speciale. Ora anche Hannity è stato aggiunto al gruppo degli attori trumpiani che avevano una relazione diretta con Cohen.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.