L’arma di Trump contro Xi Jinping

Redazione

"Uno stupro”. Così qualche mese fa il presidente americano Donald Trump aveva definito il Partenariato Trans-Pacifico, l’accordo commerciale che era nato da dodici paesi dell’area Pacifico-asiatica e che avrebbe dovuto contrastare l’egemonia economica cinese. Ora, però, sembra che ci abbia ripensato: ieri si è sparsa la voce che la Casa Bianca avrebbe ordinato ai consiglieri commerciali ed economici di valutare una strategia per rientrare nel Tpp. Poi, qualche ora dopo, Trump stesso ha usato Twitter per spiegare: “Aderirei al Tpp solo se l’accordo fosse sostanzialmente migliore rispetto a quello offerto a Obama. Abbiamo già accordi bilaterali con sei degli undici paesi all’interno del Tpp, e stiamo lavorando per fare un accordo con il più grande di quei paesi, il Giappone, il quale ci ha colpito duramente sul commercio per anni!”.

 

Fiore all’occhiello della politica commerciale di Barack Obama, sin dalla sua elezione Trump aveva criticato l’accordo, fino ad annunciare il gran ritiro degli Stati Uniti dalle trattative, nel gennaio del 2017. Nel frattempo, i restanti undici paesi tra cui Canada e Giappone avevano continuato i negoziati e – in particolare grazie al lavoro diplomatico portato avanti da Tokyo – l’8 marzo scorso hanno firmato. Il ritorno di Trump nel Tpp (con un tira e molla che secondo alcuni osservatori potrebbe rivelarsi strategico, soprattutto per quanto riguarda l’accordo bilaterale con l’alleato prediletto nel Pacifico, il Giappone) ha vari significati ma la teoria più accreditata riguarda la Cina: con una guerra commerciale dietro l’angolo, e minacce di dazi sempre più concrete, Pechino ha mostrato a Washington di saper fare sul serio.

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