La polizia sgombera gli studenti alla Sorbona. A Parigi c'è chi sogna il ritorno del '68

Mauro Zanon

Parigi. Da ieri sera scorrono ininterrottamente le foto e i video dello sgombero muscolare della Sorbona da parti dei Crs, i poliziotti antisommossa, e il pensiero vola inevitabilmente a quel 3 maggio del 1968, quando i flic procedettero all’evacuazione dell’ateneo parigino occupato da cinquecento studenti, su richiesta del presidente dell’università.

  

 

“Questa sera c’è la polizia alla Sorbona…i festeggiamenti dell’anniversario del ’68 sono incredibilmente ben riusciti…non poteva esserci migliore ricostruzione storica”, ha tuìttato lo storico Christian Delporte. Cinquant’anni fa c’erano Charles de Gaulle, la matraque, le barricate, la guerra del Vietnam, boulevard Saint-Michel pieno di compagni, “vietato vietare”, e Daniel Cohn-Bendit, “Dany Le Rouge”, stava dalla parte contestatori.

 

 

Oggi c’è Emmanuel Macron, la riforma delle università che tenterà di imporre una “selezione” più meritocratica, Jean-Luc Mélenchon che sogna un nuovo maggio ’68 contro l’“autorità macronista”, il pericolo per il governo di una “convergenza delle lotte”, ma Cohn-Bendit sta dalla parte dell’inquilino dell’Eliseo, e ammette che lui e i suoi camarades, in fondo, dicevano anche “tante cazzate” nel 1968. “Le persone sono arrabbiate, è visibile ovunque”, gridavano ieri i duecento studenti riuniti in assemblea generale per votare “l’occupazione”, nel quadro della lotta contro la riforma promossa dal ministro dell’Università Frédérique Vidal.

 

Il rettore della Sorbona ha provato a dialogare con gli occupanti, come avevano già tentato di fare nei giorni scorsi alcuni professori, ma “dopo tre ore di negoziazioni infruttuose”, ha deciso di chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. “Circa duecento studenti che si trovavano alla Sorbona da metà pomeriggio hanno votato un’‘occupazione’ e rifiutavano di abbandonare le aule”, ha scritto la prefettura in un comunicato. L’università parigina ha in seguito annunciato che “per ragioni di sicurezza, resterà chiusa venerdì e sabato”.

 

Oggi, rispetto a cinquant’anni fa, quando l’evacuazione della Sorbona accese le proteste in tutto il paese, è una minoranza di studenti a tenere in ostaggio alcuni atenei di Francia, a “resistere” secondo il lessico degli occupanti. Questi ultimi, che Macron, citando Michel Audiard, ha definito “i professionisti del disordine”, vogliono il ritiro della legge “Orientation et réussite des étudiants” (Ore), presentata in Consiglio dei ministri il 22 novembre e adottata dal Parlamento lo scorso 15 febbraio.

 

Una legge che ha due obiettivi: ridurre il numero di studenti fuori corso durante il primo anno universitario e rispondere all’aumento degli iscritti negli anni a venire. Nel dettaglio, con l’approvazione della Ore, ogni università tratterà la domanda d’iscrizione dei futuri maturandi in maniera personalizzata e risponderà in base alle competenze e alle conoscenze richieste per essere ammessi nella filiera desiderata. Per fare questo, i professori universitari potranno basarsi sui dossier depositati dagli allievi nella nuova piattaforma di iscrizione post-maturità, Parcoursup, che ha sostituito il vecchio sistema Admission Post Bac (Apb). “È una selezione assurda”, hanno deplorato 400 professori su France Info. “Il governo preferisce la selezione al finanziamento delle università di cui queste avrebbero bisogno”, si lamentano i docenti. Il portavoce dell’esecutivo, Benjamin Griveaux, ha invitato i professori a “rispettare la legge”, mentre il ministro dell’Università ha assicurato che, nonostante i disordini, il calendario degli esami sarà “rispettato” ovunque.

 

Oggi, dopo la Sorbona, è stata evacuata anche l’università di Lione II, mentre il centro universitario di Tolbiac (Paris I), epicentro delle proteste assieme a Nanterre, continua a essere occupato. “In serata (ieri sera, ndr), sono arrivati i poliziotti e hanno accerchiato Tolbiac. Si sono avvicinati ai cancelli e a un certo punto se ne sono andati. Non ci muoveremo da qui, perché vogliamo che il governo ci ascolti”. Secondo l’ultimo conteggio del ministero dell’Università, sono quattro, attualmente, le università interamente bloccate: Jean-Jaurès a Tolosa, Paul-Valéry a Montpellier, Rennes II e Paris VIII. Undici atenei, tra cui appunto Tolbiac, sono parzialmente occupati. Ma la situazione cambia di giorno in giorno, e l’esecutivo macronista non dovrà certo abbassare alla guardia.

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