L’insostenibile leggerezza dell’Onu

Redazione

"António Guterres ha incontrato i giornalisti per aggiornarli sul cambiamento climatico". “Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha nominato Michael Bloomberg inviato speciale delle Nazioni Unite per l’azione sul clima”. Sono le ultime due notizie cercate a caso sulle più recenti iniziative del rappresentante dell’organizzazione internazionale più famosa, importante e ricca del mondo. A quasi un anno e mezzo dalla sua nomina a segretario generale, l’ex primo ministro del Portogallo Antonio Guterres è perfetto per rappresentare il vero volto delle Nazioni Unite.

 

Uno stanco carrozzone ormai più concentrato sulla lotta all’inquinamento – una causa che mette d’accordo tutti e che nessuno avrebbe mai voglia di criticare – che sulle vere questioni di politica internazionale, sulla risoluzione delle quali era stata fondata l’Organizzazione delle Nazioni Unite settantatré anni fa. Non che Ban Ki-moon, il precedente segretario, sia stato un diplomatico dai successi storici: quando venne eletto nel 2005 si era definito un “costruttore di ponti”, un “armonizzatore”, ma poi era stato soprannominato “Ban-chusa”, cioè il burocrate. Anche lui era molto impegnato sul fronte del cambiamento climatico, ma niente di più. Il fatto è che con Guterres questa strategia di mantenere un profilo basso su ogni questione internazionale probabilmente continuerà. Non è un caso se nel momento più cruciale della storia dell’Asia orientale, dopo anni di isolamento della Corea del nord, quando finalmente s’intravvede uno spiraglio diplomatico, beh, l’Onu non esiste, non ha avuto un ruolo e probabilmente non lo avrà.

 

Ogni paese coinvolto sta trattando individualmente con il leader nordcoreano Kim Jong-un e se dovessimo consegnare a qualcuno il merito della riapertura di un canale, forse dovremmo scegliere il presidente sudcoreano Moon Jae-in, non certo alle Nazioni Unite. Ed è indicativo tenere d’occhio la copertura mediatica dei “Guterres in action”: a parte le marce contro i cambiamenti climatici, molto risalto è stato dato, ultimamente, all’incontro “particolarmente costruttivo e utile” tra il segretario generale dell’Onu e il principe saudita Mohammed bin Salman, che si è presentato al Palazzo di Vetro con un assegno di 930 milioni di dollari per gli aiuti umanitari in Yemen. Soldi benedetti, se servono a salvare delle vite. Ma se poi costringono l’Onu a mettere la testa sotto la sabbia, come gli struzzi, c’è da riflettere.

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