Un assadista a Roma

Redazione

Il capo dei servizi segreti siriani, Ali Mamlouk, è stato in Italia a gennaio, ha scritto ieri il quotidiano francese Monde, invitato dall’Agenzia dell’informazione e di sicurezza esterna (Aise) per incontrare il suo omologo italiano, Alberto Manenti. Mamlouk è arrivato a Roma a gennaio a bordo di un jet italiano e la sua visita è stata tenuta segreta perché questo generale di 72 anni compare sulla lista dei leader siriani sotto sanzioni dell’Unione europea per il loro ruolo nella guerra civile siriana.

 

Mamlouk è l’ambasciatore del regime di Assad, ed è il terzo nome elencato tra i sanzionati, per ordine di importanza: sopra di lui ci sono soltanto il rais Bashar e il fratello Maher, che guida una brigata d’élite dell’esercito siriano e che ha fama di “macellaio”. Il capo della diplomazia europea Mogherini, interpellata dal Monde, ha fatto sapere di non essere stata al corrente di questa visita e ha ribadito che gli stati membri, che hanno approvato le sanzioni, sono tenuti a rispettarle. Mentre i media e i commentatori si spartiscono dosi abbondanti di imbarazzo, perché è evidente che questa visita è in violazione di un accordo comunitario, il Monde magnanimo ricorda che i contatti con il regime siriano non sono appannaggio dell’Italia, Mamlouk è un diplomatico globetrotter e la crisi siriana, come abbiamo imparato in questi anni di enormi distrazioni, dipende molto da quel che accade sul terreno, inch by inch come dicono gli americani che, pure loro, hanno avuto contatti diretti con il regime.

 

Non sfugge però il fatto che l’Italia si ritrova sulla linea del fronte europeo che sta lavorando in due direzioni: non essendoci più alcuna volontà di ribaltare il regime di Assad, è necessario incoraggiare una transizione (impossibile con un dittatore che ha falcidiato il proprio popolo a suon di barrell bomb) che porti la Siria fuori dall’isolamento. Questo regime va in qualche modo coinvolto di nuovo, anche se non è chiaro in che modo e l’esordio non pare promettente.

 

La seconda direzione è quella che va al cuore del problema, ed è l’Iran che ha sostenuto il regime siriano assieme all’indispensabile contributo russo, e che ora rischia di ripiombare nell’isolamento se davvero l’Amministrazione Trump spezzerà l’accordo sul nucleare con Teheran. L’Europa farà di tutto per mantenere l’accordo, e il coinvolgimento della Siria va di pari passo, ma se fidarsi dell’America trumpiana comporta evidenti rischi, è chiaro che la promessa che teneva umanitariamente in piedi l’accordo sul nucleare – aprire il mondo al popolo iraniano vessato dal regime teocratico – non è stata mantenuta, pure se l’Europa s’ostina a non accorgersene.

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