La marcia gonfiata contro le armi

A giudicare dai titoli, dalla massiccia copertura sui social, dalla glorificazione iconografica dei ragazzi della Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, in Florida, che marciano contro le armi da fuoco, e dal massiccio dispiegamento di celebrità a sostegno della loro causa, la “March for our Lives” di sabato a Washington è stata un evento epocale, uno di quelli che segnano un confine, un punto di non ritorno in un dibattito eterno ed eternamente irrisolto nell’America del Secondo emendamento. Chi ha seguito il racconto dell’evento ha avuto la chiara percezione di essersi imbattuto in una manifestazione senza precedenti, giusto mezzo gradino più in basso della marcia di Martin Luther King del 1963.

 

La partecipazione popolare, però, è stata piuttosto scialba per una circostanza celebrata con tanta enfasi. Gli organizzatori e la polizia erano pronti ad accogliere mezzo milione di persone, ma a Washington hanno sfilato in 200 mila, secondo i calcoli della Digital Design & Imaging Service, un’azienda che si occupa di conteggi di persone basandosi sulle immagini aeree. Negli Stati Uniti la polizia non dà stime ufficiali dei manifestanti, ci si affida dunque ai media e agli organizzatori: all’inizio i giornali parlavano di 600 mila persone, mentre i marciatori hanno insistito sull’irrealistico numero di 800 mila nella sola marcia della capitale, “200 mila in più della inaugurazione di Trump”.

  

In una trasmissione della Rai si è parlato di un fatto che entrerà nei libri di storia “e forse in qualche film” e che ha raccolto “quasi un milione di persone a Washington”, un “fatto alternativo” offerto senza vergogna. Il numero ridotto di marciatori non invalida certo la legittimità della battaglia per il gun control, che sull’onda della strage in Florida ha ripreso forza e credibilità, ma per definizione il successo di una mobilitazione popolare si giudica anche dai numeri, e quelli di sabato erano non soltanto esigui rispetto alla risonanza mediatica dell’evento ma anche clamorosamente gonfiati dagli organizzatori, in perfetto stile Trump. Ogni anno la “March for Life” contro l’aborto raduna più manifestanti di quelli accorsi sabato, ma a loro viene dedicato al massimo qualche trafiletto.

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