L’antisemitismo in Francia fermenta: assassinata un’ebrea scampata alla Shoah

Giulio Meotti

Roma. E’ la nipote, Noa Goldfarb, ad aver dato voce allo sconforto della comunità ebraica francese. Lo ha fatto da Israele, dove Noa è andata a vivere qualche anno fa: “Venti anni fa ho lasciato Parigi sapendo che né il mio futuro né quello del popolo ebraico era lì. Ma chi poteva pensare che stessi lasciando la mia famiglia dove terrore e crudeltà avrebbero portato a un finale così triste? La nonna è stata pugnalata a morte undici volte da un vicino musulmano che conosceva bene”. Si chiamava Mireille Knoll e aveva 85 anni, era scampata alla rafle, la retata del Vél’d’Hiv, e ai lager nazisti, ma ha trovato la morte per mano di qualcuno che si è introdotto nel suo appartamento, l’ha pugnalata ripetutamente e ha dato fuoco al suo corpo, nonchè alla casa in cui la donna viveva. Due individui sulla trentina sono ora nelle mani della polizia, mentre la procura di Parigi ha parlato di “movente antisemita plausibile”. Mentre i figli di Mireille partivano da Israele dove risiedono per recarsi al funerale della madre, a Parigi si susseguivano le voci di indignazione e condanna per un altro fatto di sangue che scuote la già traumatizzata comunità ebraica francese, specie subito dopo il massacro jihadista a Trèbes, dove venerdì un fanatico dell’Isis ha assassinato quattro persone in un supermercato. Il parlamentare Meyer Habib ha parlato di “assassinio barbaro”: “Ho fatto visita ai due figli di Mireille, ho incontrato una famiglia bellissima impastata di valori umanisti, tenuta unita dall’amore e distrutta dal dolore. Mireille ha potuto sfuggire alla retata dell’Vél’ d’Hiv nel 1942 ed è morta nel 2018 per l’odio di un islamista”. Habib non ha dubbi: “E’ la stessa barbarie che uccide bambini ebrei a Tolosa, massacra un prete nella sua chiesa a Saint-Etienne-de-Rouvray o un ufficiale di gendarmeria a Trèbes”. Anche altre personalità hanno reagito, come Bernard Henri-Lévy che parla di “un orrore che non deve subire alcun silenzio”. Il saggista Raphael Glucksmann ha chiamato invece “SS” l’assassino di Mireille.

 

Il presidente del Concistoro delle comunità ebraiche, Joël Mergui, e il capo del Crif, massimo organo di rappresentanza degli ebrei francesi, Francis Kalifat, accostano questo nuovo caso all’omicidio di Sarah Halimi, la cittadina francese di origini ebraiche che, nell’aprile 2017, è stata uccisa a Parigi dal suo vicino di casa. Al grido di “Allah Akbar”, intervallato da insulti e versetti del Corano, il giovane l’aveva picchiata sul balcone, prima di buttarla di sotto. Ci sono voluti mesi prima che le autorità francesi riconoscessero lo sfondo ideologico e razziale di questo assassinio, come era già successo nel caso di Ilan Halimi, il giovane ebreo rapito, torturato e poi bruciato dalla “banda dei barbari” nel 2006. Anche allora, criminalità e antisemitismo si mescolarono.

 

Anche il Gran Rabbino di Francia, rav Haim Korsia, ha messo in relazione l’uccisione delle due donne. “L’orrore del crimine e la violenza perpetrata dai carnefici sono identici”. Per mercoledì il Crif ha indetto una marcia di protesta contro l’antisemitismo e che parte da Place de la Nation e finisce ad Avenue Philippe-Auguste, dove viveva l’anziana sopravvissuta alla Shoah. “Era lo stesso arrondissement di Parigi”, ha detto Noémie Halioua, giornalista francese di Actualité Juive e autrice di un nuovo libro sul caso Halimi. “Ed entrambe le vittime erano donne anziane che vivevano da sole e che in precedenza si erano entrambi lamentate delle minacce”. L’antisemitismo fermenta nell’“apartheid islamista” denunciato da un appello, pubblicato dal Figaro e firmato da cento intellettuali francesi. “Il nuovo totalitarismo islamista cerca di guadagnare terreno con ogni mezzo. Non molto tempo fa, l’apartheid regnava in Sudafrica. Oggi, un apartheid di nuovo tipo viene proposto alla Francia. Il nuovo separatismo avanza mascherato. Vuole apparire benigno, ma è in realtà l’arma della conquista dell’islamismo”. A firmarlo nomi di peso della cultura francese, come gli storici Georges Bensoussan e Alain Besançon, il filosofo Rémi Brague, lo scrittore Pascal Bruckner, l’ex ministro Luc Ferry e Alain Finkielkraut.

 

L’antisemitismo spicciolo, “banale” e quotidiano, e quello eclatante e sanguinario, che culmina nell’uccisione di tredici ebrei francesi, è anch’esso una forma di apartheid. Si liberano i quartieri “misti” della Repubblica dall’odiosa presenza ebraica. Centomila ebrei hanno già abbandonato Seine-Saint-Denis, ad alto tasso di islamizzazione e antisemitismo.

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