Vraiment, la nuova rivista dei due ex consiglieri di Macron

Mauro Zanon

Parigi. Per farsi conoscere subito anche in provincia, e bloccare in partenza chi era già pronto a bollarlo come il solito settimanale fighetto parigino, Vraiment, la nuova rivista francese che vuole raccontare l’attualità “différemment”, ha reclutato più di quaranta strilloni. “E’ un ritorno alle origini del giornalismo, con articoli di approfondimento, e più fatti che opinioni”, ha detto Julien Mendez all’Afp, uno dei tre cofondatori, prima di aggiungere: “Vogliamo fare un passo indietro rispetto all’attualità scottante”.

 

C’è molto Macron in questa nuova scommessa editoriale, da martedì scorso nelle edicole francesi, belghe e svizzere. Mendez, anzitutto, che assieme a Julie Morel, l’altra ideatrice del settimanale, è stato consigliere economico di Emmanuel Macron quando era a Bercy, al ministero dell’Economia. “Ma non siamo l’organo ufficiale dei marcheurs”, si difendono i due. Macronista è anche uno dei finanziatori, il banchiere libanese Bernard Mourad, ex patron di Altice Media Group (il gruppo che ha in mano Libération e l’Express), che lo scorso anno, durante la campagna presidenziale, ha accettato l’incarico di consigliere speciale del candidato di En Marche!.

 

Come racconta la terza personalità all’origine di Vraiment, Jules Lavie, ex giornalista di France Info, tutto è nato dopo un pigiama party, e grazie a sua figlia. “Uscendo da un programma radiofonico mattutino, sono andato a prendere mia figlia dopo un pigiama party cui aveva partecipato a casa di Julien, che ha una bambina che frequenta la stessa scuola pubblica di Montmartre. E la nostra discussione si è subito focalizzata sulla stampa. Non si riconosceva più in nessuna testata. Le nostre analisi erano concordanti. Ci siamo allora convinti di voler creare un giornale”, ha raccontato Lavie.

 

Con 150 mila copie distribuite per questo primo numero, e l’obiettivo di attestarsi su una media di 40 mila vendite a settimana, Vraiment, animato da una quindicina di giornalisti provenienti dall’Express, dal Parisien e anche dall’ufficio di corrispondenza parigino del New York Times, punta a diventare il giornale di riferimento dei trenta-quarantenni. Diviso in due parti – la prima dedicata all’informazione generale, la seconda alla cultura, ai temi di società e al benessere – Vraiment vuole essere bello da leggere ma anche da possedere, sfogliare e osservare.

 

Sul sito della rivista, i responsabili scrivono che “prenderanno tutto il tempo necessario per decrittare le trasformazioni dell’epoca” (il sintomo di questa distanza dalla frenesia del quotidiano è la scelta di chiudere il numero venerdì, per l’uscita del mercoledì successivo), che “non pretenderanno di dire a nessuno come pensare o votare”, prediligendo i fatti rispetto alle opinioni, e i punti di vista differenti se non addirittura opposti a un’unica linea editoriale (anche questo aspetto, è molto macronista, molto “En même temps”), e che Vraiment sarà piacevole “da leggere e guardare”. “Non cerchiamo di reinventare il mestiere, ma di ispirarci al giornalismo di lungo respiro”, ha spiegato Lavie all’Afp.

 

Il modello di questa rivista, che costa 4,50 euro, è il pragmatismo della stampa anglosassone, perché l’essenziale, dicono, “è essere semplici, fattuali e inclusivi”. “Io ero fan dell’Herald Tribune, Julien dell’Economist, e Julie Morel, che ci ha seguito, del New Yorker”, precisa Jules Lavie. E ancora: “Questi titoli sono molto inclusivi e realizzati in maniera semplice e fattuale, per indirizzarsi a un pubblico che non condivide gli stessi riferimenti, senza deludere gli specialisti del tema”. Uno degli aspetti più interessanti di questo giornale vicino al mondo macronista, è il fatto di essere stato costruito in concertazione con i lettori. Un mese fa hanno fatto uscire un numero zero, presente in una ventina di edicole, e sulla base delle reazioni dei primi lettori hanno corretto la loro copertina, inserito più foto, reso più snelle alcune sezioni, insomma riorientato la loro creatura secondo i gusti del pubblico. “Quando si dice che ‘la carta è morta’, si dice una cosa falsa. E’ un luogo comune. Nonostante l’online, le vendite dei libri cartacei stanno andando bene”, ha detto Lavie.

 

Nel primo numero, un’inchiesta su Whatsapp e su come l’app abbia reinventato le relazioni familiari e un reportage sulle aggressioni jihadiste nelle prigioni francesi, condividono le 84 pagine con un elogio del Pélardon, un delizioso formaggio di capra affinato nel Midi, e un tuffo nella stand-up comedy francese. Per l’equilibrio finanziario, l’appuntamento è fra dodici mesi.

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