Spahn, il ministro irrequieto del governo Merkel

Andrea Affaticati

Jens Spahn è il ministro più irrequieto del governo tedesco. Scrive, commenta, si mostra: ha da tempo aspirazioni da delfino di Angela Merkel, delfino riottoso, e ora che è ministro della Salute – dicastero che non ha fama di trampolino di lancio per un salto di carriera – non vuol perdere tempo né l'occasione per accreditarsi in quel mondo affollato che è la “successione della Merkel.

 

Trentasette anni, Spahn è un combattente, guerreggia da sedici anni, da quando si iscrisse alla Cdu non facendo mistero, nemmeno allora, che aspirava a ben più di un ruolo di deputato nel Bundestag. Così si è creato una base di sostenitori, in particolare nell’ala più conservatrice del partito. E sa anche di non essere il delfino predestinato di Merkel, come lei gli ha già fatto capire in passato: ora gli ha offerto un ministero e per lui è un segnale incoraggiante, una promozione non sarà per niente, ma molti sostengono che in realtà è una condanna al logoramento sotto gli occhi dell'opinione pubblica.

 

Spahn però non è soltanto ambizioso, è anche abile nel muoversi attraverso il campo minato della lotta per la conquista del potere. Ha già dimostrato di sapere quando è il caso di agire dietro le quinte e quando, invece, uscire allo scoperto in modo che tutti si ricordino che esiste anche lui.  

 

Lo fa provocando, con esternazioni del tipo,:chi riceve il sussidio sociale Hartz IV deve smettere di lamentarsi, perché in fin dei conti ha da mangiare a sufficienza; lo fa lanciando strali contro gli hipster di Berlino che parlano soltanto inglese; oppure contro certi animalisti che si preoccupano più della protezione degli animali che della tutela della vita in procinto di nascere. Quanto, infine, sia entusiasta del dicastero assegnatogli, l’ha dimostrato l’altra sera in un talk show. Alla domanda su come intenda affrontare il problema della sanità di serie A (per i pazienti privati) e di serie B (mutuati) “più che ovvietà non ha saputo esprimere” concordavano i commenti su Facebook, in cui compariva anche la denuncia più terribile: la totale mancanza di empatia.

 

Ma Spahn tira dritto. Ha appena pubblicato su Politico Europe la propria visione per il futuro dell'Unione europea. E già il titolo può essere letto come un nuovo guanto di sfida lanciato a Merkel: “E’ arrivato il tempo per l’Europa di diventare concreta – Anziché sogni utopistici, abbiamo bisogno di una stretta cooperazione tra i governi nazionali per risolvere problemi concreti”. Basta dunque con i discorsi felpati. I milioni di cittadini euroscettici che hanno votato per partiti populisti non si recuperano attraverso la proposta di un ministro delle Finanze europeo o istituendo liste transnazionali per il Parlamento europeo, scrive Spahn. E l’idea di alcuni politici di creare gli “Stati Uniti d’Europa” è indice di un'assenza di realismo, visto che non troverebbe alcun sostegno da parte della maggioranza dei cittadini europei. Provare ad imporla, non farebbe altro che dividere ulteriormente l’Ue.

 

Ora non è che Merkel ieri, durante il suo primo discorso al Bundestag da Kanzlerin rieletta per la quarta volta, abbia parlato degli Stati Uniti d’Europa (quell’idea è dell’ex capo dell’Spd Martin Schulz, che ieri sedeva, non proprio aitante, nella seconda fila dei deputati) ma nemmeno ha chiuso alle ambizioni e ai progetti del presidente Emmanuel Macron di procedere a una maggiore integrazione e all’idea appunto di un ministro europeo per le Finanze.

 

Per Spahn il compito più urgente oggi, per non far implodere l’Ue è quello di creare un’Ue capace di difendere le proprie frontiere. Pesco (Permanent Structured Cooperation on security and defense) da questo punto di vista va nella giusta direzione, ma non basta. Spahn auspica anche che futuri interventi quali quelli in Mali e nel Mediterraneo vengano finanziati da un fondo comune europeo e non più dalle singole nazioni. Il prossimo budget europeo di lungo termine dovrebbe dare la priorità alla difesa, così come alle infrastrutture e al digitale, dovrebbe servire a creare strutture come una cloud Ue (“anziché dipendere da Google e Alibaba”). Per quel che riguarda l’eurozona è “di vitale importanza” ridurre l’indebitamento di alcuni stati e rafforzarne la competitività. L’European Stability Mechanism (Esm) dovrebbe essere trasformato, come già proposto da Wolfgang Schäuble a suo tempo, in un Fondo monetario europeo, più adatto a rilevare in tempo utile potenziali crisi economiche. E infine, a guidare l’azione della Germania dovrebbe essere la consapevolezza che: “Noi tedeschi, costituiamo il paese più grande dell’Ue, il che ci deve spingere a prendere finalmente atto del nostro ruolo preminente, anziché provare sempre a comprendere il punto di vista degli altri”.

 

La Merkel guarda e non commenta, com'è nel suo stile. Il beauty contest per la sua successione è già iniziato, lei organizza la palestra. Jens Spahn è il ministro più irrequieto del governo tedesco. Scrive, commenta, si mostra: ha da tempo aspirazioni da delfino di Angela Merkel, delfino riottoso, e ora che è ministro della Salute – dicastero che non ha fama di trampolino di lancio per un salto di carriera – non vuol perdere tempo né l'occasione per accreditarsi in quel mondo affollato che è la “successione della Merkel.

 

Trentasette anni, Spahn è un combattente, guerreggia da sedici anni, da quando si iscrisse alla Cdu non facendo mistero, nemmeno allora, che aspirava a ben più di un ruolo di deputato nel Bundestag. Così si è creato una base di sostenitori, in particolare nell’ala più conservatrice del partito. E sa anche di non essere il delfino predestinato di Merkel, come lei gli ha già fatto capire in passato: ora gli ha offerto un ministero e per lui è un segnale incoraggiante, una promozione non sarà per niente, ma molti sostengono che in realtà è una condanna al logoramento sotto gli occhi dell'opinione pubblica.

 

Spahn però non è soltanto ambizioso, è anche abile nel muoversi attraverso il campo minato della lotta per la conquista del potere. Ha già dimostrato di sapere quando è il caso di agire dietro le quinte e quando, invece, uscire allo scoperto in modo che tutti si ricordino che esiste anche lui.  

 

Lo fa provocando, con esternazioni del tipo,:chi riceve il sussidio sociale Hartz IV deve smettere di lamentarsi, perché in fin dei conti ha da mangiare a sufficienza; lo fa lanciando strali contro gli hipster di Berlino che parlano soltanto inglese; oppure contro certi animalisti che si preoccupano più della protezione degli animali che della tutela della vita in procinto di nascere. Quanto, infine, sia entusiasta del dicastero assegnatogli, l’ha dimostrato l’altra sera in un talk show. Alla domanda su come intenda affrontare il problema della sanità di serie A (per i pazienti privati) e di serie B (mutuati) “più che ovvietà non ha saputo esprimere” concordavano i commenti su Facebook, in cui compariva anche la denuncia più terribile: la totale mancanza di empatia.

 

Ma Spahn tira dritto. Ha appena pubblicato su Politico Europe la propria visione per il futuro dell'Unione europea. E già il titolo può essere letto come un nuovo guanto di sfida lanciato a Merkel: “E’ arrivato il tempo per l’Europa di diventare concreta – Anziché sogni utopistici, abbiamo bisogno di una stretta cooperazione tra i governi nazionali per risolvere problemi concreti”. Basta dunque con i discorsi felpati. I milioni di cittadini euroscettici che hanno votato per partiti populisti non si recuperano attraverso la proposta di un ministro delle Finanze europeo o istituendo liste transnazionali per il Parlamento europeo, scrive Spahn. E l’idea di alcuni politici di creare gli “Stati Uniti d’Europa” è indice di un'assenza di realismo, visto che non troverebbe alcun sostegno da parte della maggioranza dei cittadini europei. Provare ad imporla, non farebbe altro che dividere ulteriormente l’Ue.

 

Ora non è che Merkel ieri, durante il suo primo discorso al Bundestag da Kanzlerin rieletta per la quarta volta, abbia parlato degli Stati Uniti d’Europa (quell’idea è dell’ex capo dell’Spd Martin Schulz, che ieri sedeva, non proprio aitante, nella seconda fila dei deputati) ma nemmeno ha chiuso alle ambizioni e ai progetti del presidente Emmanuel Macron di procedere a una maggiore integrazione e all’idea appunto di un ministro europeo per le Finanze.

 

Per Spahn il compito più urgente oggi, per non far implodere l’Ue è quello di creare un’Ue capace di difendere le proprie frontiere. Pesco (Permanent Structured Cooperation on security and defense) da questo punto di vista va nella giusta direzione, ma non basta. Spahn auspica anche che futuri interventi quali quelli in Mali e nel Mediterraneo vengano finanziati da un fondo comune europeo e non più dalle singole nazioni. Il prossimo budget europeo di lungo termine dovrebbe dare la priorità alla difesa, così come alle infrastrutture e al digitale, dovrebbe servire a creare strutture come una cloud Ue (“anziché dipendere da Google e Alibaba”). Per quel che riguarda l’eurozona è “di vitale importanza” ridurre l’indebitamento di alcuni stati e rafforzarne la competitività. L’European Stability Mechanism (Esm) dovrebbe essere trasformato, come già proposto da Wolfgang Schäuble a suo tempo, in un Fondo monetario europeo, più adatto a rilevare in tempo utile potenziali crisi economiche. E infine, a guidare l’azione della Germania dovrebbe essere la consapevolezza che: “Noi tedeschi, costituiamo il paese più grande dell’Ue, il che ci deve spingere a prendere finalmente atto del nostro ruolo preminente, anziché provare sempre a comprendere il punto di vista degli altri”.

 

La Merkel guarda e non commenta, com'è nel suo stile. Il beauty contest per la sua successione è già iniziato, lei organizza la palestra.

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