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Giovani macroniani crescono

Tutto è nato davanti ad un birra due anni e mezzo fa. Ora gli Jeunes avec Macron si sono strutturati e vogliono diventare gli ambasciatori delle riforme liberali promosse da Macron. Cronaca del loro primo congresso

18 Marzo 2018 alle 06:00

Giovani macroniani crescono

I quattro fondatori di Jeunes avec Macron sul palco del primo congresso del movimento (foto Mauro Zanon)

Nogent-sur-Marne. È iniziato tutto davanti a una birra, due anni e mezzo fa, in un ristorante popolare del Ventesimo arrondissement, L’Usine de Charonne. Erano quattro: Pierre Person, allora ventiseienne, che di mestiere faceva il consulente per Cgi consulting, oltre che il giurista in uno studio di avvocati; Sacha Houlié, che di anni ne aveva ventisette, e sognava di farsi un nome tra i principi del foro parigino; Florian Humez, analista finanziario di ventitré anni; Jean Gaborit, ventun'anni, all’epoca studente universitario. Si incontravano ogni giorno per discutere attorno a ciò che stava succedendo in Francia, condividere le loro inquietudini e le loro frustrazioni per l’immobilismo di una presidenza, quella di François Hollande, che non era all’altezza delle loro aspettative. E in poco tempo si sono resi conto che quel giovane ministro che stava facendo molto parlare di sé con le sue battaglie liberali aveva bisogno di una piattaforma di giovani che sostenesse le sue idee, di una squadra in grado di diffondere il suo messaggio in maniera capillare.

 

Nascono così i Jam, gli Jeunes avec Macron, quattro ragazzi ambiziosi e innamorati del liberalismo, fuoriusciti dall’ala destra della giovanile del Partito socialista, che hanno sostenuto Emmanuel Macron fin dal 2015, prima con la creazione di un think tank, La Gauche Libre, poi raccogliendo voti in giro per la Francia, e ora lo aiutano dall’interno dell’organigramma della République en marche (Lrem), chi come deputato (Pierre Person e Sacha Houlié; quest’ultimo è vicepresidente del Parlamento francese), chi come collaboratore di François de Rugy, presidente dell’Assemblea nazionale (Florian Humez), chi infine come consigliere per la comunicazione all’Eliseo (Jean Gaborit).

 

Ieri questi ragazzi, assieme ad altri 1.600 Jam, si sono ritrovati a Nogent-sur-Marne, periferia tranquilla a est di Parigi, per la prima convention del movimento, che ora è atteso dalla prova di maturità: strutturarsi e diffondersi su tutto il territorio francese, per difendere la politica del governo tra i giovani, in particolare nelle università. Detto in altre parole, diventare gli ambasciatori delle riforme liberali promosse dall’esecutivo, oltre a nutrire il programma con proposte concrete nella seconda parte del quinquennio.

 

“La mia prima indignazione è stata quella contro i determinismi. Grazie alle riforme che difendiamo, sono fiero di dire che stiamo andando nella giusta direzione, affinché ognuno possa avere la sua opportunità”, dice Pierre Person, mentre i presenti sventolano bandiere francesi e europee come duranti i meeting della campagna che ha portato Macron all’Eliseo. “Siamo la prova che le cose possono cambiare, che nulla è scritto”, ha aggiunto il giovane deputato Lrem. “Non siamo i Jam delle città, dobbiamo andare in ogni angolo del Paese”, esorta Jean Gaborit, consapevole che la vera sfida sarà quella di portare il messaggio macronista nelle campagne, nella Francia profonda, la più diffidente verso il programma liberale dell’inquilino dell’Eliseo. Ad ascoltare questi giovani all’interno del Pavillon Baltard c’era la crème della squadra ministeriale francese: Jean-Michel Blanquer, ministro dell’Istruzione, Marlène Schiappa, ministra per le Pari opportunità, Florence Parly, titolare della Difesa, Mounir Mahjoubi, segretario di stato al Digitale, ma anche Benjamin Griveaux, portavoce del governo che tutti indicano come prossimo candidato Lrem al comune di Parigi, e Christophe Castaner, presidente del partito macronista.

 

“Lavoreremo mano nella mano con i Jam, per far emergere dei progetti scritti da voi: sull’educazione, sul clima e sull’Europa la vostra visione è per noi indispensabile”, ha dichiarato Castaner rivolgendosi ai giovani, prima di lanciare un messaggio ai suoi colleghi ministri: “I nostri giovani sono la nostra ricchezza, la nostra forza, perché sanno rendersi utili alservizio dei francesi. Valorizziamoli, accompagniamoli, associamoli nel dibattito pubblico”. Ieri pomeriggio, è stato eletto il nuovo presidente dei Jam, votato online dagli iscritti (circa 25.000): Martin Bohmert, 29 anni, ingegnere con alle spalle studi a Sciences Po, che guiderà una squadra formata da venti coetanei “al servizio di una gioventù progressista e impegnata”. Person e Houlié, i due cofondatori del movimento, avranno comunque il diritto di veto, nel caso in cui gli orientamenti programmatici della nuova squadra andassero nella direzione opposta alle idee che li hanno spinti a lanciarsi in politica. Tra i presenti, ieri, c’erano anche alcuni membri di Ciudadanos, i macronisti spagnoli, venuti a discutere di Europa e di populismi in vista delle elezioni europee del prossimo anno e della Grande Marche pour l’Europe, che Macron lancerà il prossimo sabato (una vasta operazione di porta a porta, sul modello della grande marcia delle elezioni presidenziali, per interrogare i francesi sul futuro del progetto europeo). Per il discorso di chiusura, è salito sul pulpito il primo ministro, Edouard Philippe: “Fare politica significa ascoltare, inventare, spiegare,incarnare, eseguire. Se sapete fare tutto ciò, ci riuscirete: lanciatevi!” Ma di che materia è fatta questa gioventù macronista? La risposta è di Benjamin Griveaux: “Una gioventù che guarda le stelle, ma ha i piedi ben ancorati nella realtà”. Romantica e pragmatica.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    18 Marzo 2018 - 11:11

    Fenomeno quasi impossibile da noi. Come hanno dimostrato i risultati eletorali del 4 Marzo la maggioranza dei giovani italiani vogliono solo la paghetta dallo stato, chiamasi "reddito di cittadinanza" e possibilmente non fare nulla oppure lavorare in nero per avere sia paghetta che stipendiuccio. Scusate ho detto "paghetta dello stato" ma sarebbe meglio dire "la paghetta che in un modo o nell'altro pagheremo tutti noi. Quelli che lavoriamo ogni giorno.

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