Consigli ai liberal per perdere tutte le elezioni. Il discorso di Hillary in India

Redazione

Roma. “Ho vinto in Illinois, nel Minnesota, sulla costa. Ma quello che la mappa non vi dice è che ho vinto nei posti che producono i due terzi del pil americano. Ho vinto nei posti ottimisti, variegati, dinamici, che guardano al futuro. Mentre tutta la sua campagna, quella del Make America great again, guardava indietro. Non vuoi che i neri abbiamo i diritti, non vuoi che le donne lavorino, non vuoi che gli americani di origine indiana ottengano più risultati di te, qualsiasi sia il tuo problema io lo risolverò”.

 

Più che un’analisi, quella di Hillary Clinton dal palco dell’Indian Today Conclave 2018 sembra una rivendicazione. Accuratamente cerca di non chiamare mai Donald Trump per nome, è “him”, lui. Hillary parla del suo libro, dei suoi insuccessi, di Vladimir Putin e del futuro. “L’ultima volta che sono salita su questo palco è stato 13 anni fa, ero senatrice”, ha detto l’ex candidata democratica alle presidenziali del 2016. “Da allora sono successe molte cose, sono diventata nonna per due volte, e questa è una della cose più belle del mondo. Poi come saprete ho cercato di diventare il presidente degli Stati Uniti ma non è andata come speravo”. “Però ho scritto ‘What happened’ – dice con orgoglio – perché volevo spiegare a me stessa, ai miei elettori e alla storia cosa è successo in queste ultime elezioni americane. Sono state un evento senza precedenti che nel libro ho voluto chiamare le prime elezioni reality show della storia del nostro paese”.

 

Il libro di Hillary Clinton è uscito quasi un anno dopo la sconfitta alle presidenziali del 2016, è una resa dei conti in cui l’ex segretario di stato, ex senatrice ed ex first lady cerca di identificare quali sono state le forze che le hanno portato via la Casa Bianca. “Ho voluto raccontare il passato e quindi parlare del futuro. Oggi con voi non intendo discutere di cosa è successo all’America ma di cosa sta accadendo in America, in India e in tutto il mondo, perché credo che tutti noi siamo a un bivio che riguarda le scelte democratiche”. “Quando ho scritto ‘What happened’ volevo mostrare quali forze sono state determinanti durante la ventiseiesima elezione presidenziale. In America c’è stata una tempesta perfetta, insoddisfazione profonda e forte risentimento fluttuavano nella nostra società, poi la stampa politicizzata ha fatto credere agli elettori che le mie email fossero la cosa più importante, c’è stata un’intromissione senza precedenti da parte dell’Fbi, per non parlare del Cremlino, che agiva insieme a Wikileaks. Cari amici, siamo nel mezzo di una lotta globale tra una democrazia liberale, aperta e pluralista e un mondo xenofobo e autoritario. Questo sta accadendo ovunque”.

 

Di Trump cerca di parlare il meno possibile, dice che ha una bromance, un rapporto di amicizia molto stretto, con Vladimir Putin, ma non è soltanto la sua attrazione nei confronti dei dittatori ad averlo avvicinato al presidente russo, “Seguiamo i soldi e scopriremo se ha degli affari in Russia”. Ampia parte del discorso è dedicata a quella che definisce la prima campagna elettorale da reality show. “Lui è stato il primo candidato da reality – spiega – se guardi la televisione ti accorgi che quello che grida di più, quello che insulta di più è il personaggio che prevale. Nel mio libro ho analizzato i dibattiti, in particolare il secondo. Ci muovevamo liberi sul palco e avevamo i microfoni in mano. Lui mi seguiva, si metteva sempre dietro di me e mi fissava. Cercava di innervosirmi. In quel momento ho pensato che gli elettori volessero un candidato che sa essere forte e non perde la pazienza, così ho deciso di ignorarlo, ma non avrei dovuto. Le persone volevano un reality e io le avrei dovute intrattenere. Ero la mamma che ti dice di mangiare gli spinaci perché fanno bene e lui invece diceva: ‘mangia più gelato possibile vai al fast food’. Conducevo una campagna elettorale normale mentre lui faceva qualcosa di completamente diverso, un reality show, intratteneva. Ma gli elettori dovrebbero essere preparati a discernere e capire che l’intrattenimento non è la realtà. C’è bisogno che gli elettori facciano un’analisi più sofisticata”, ha detto l’ex candidata.

 

Hillary Clinton ha perso molti voti dei bianchi e soprattutto delle donne. “Inizialmente erano dalla mia parte ma poi è stato James Comey a interrompere il mio momentum, i voti sono diminuiti, le donne hanno iniziato a dire ‘non possiamo votare per lei, andrà in galera’ e parte del trend storico che sostenevo è collassato su di me”. “I media prendono Trump alla lettera ma non sul serio, i suoi sostenitori lo prendono sul serio ma non alla lettera, noi dovremmo prenderlo sul serio e alla lettera – dice il presentatore della conferenza, il giornalista indiano Aaron Purie, – lei?”. “Ho provato a mettere le persone in guardia e mi sento in colpa per non aver fermato tutto questo”, risponde Hillary che in chiusura esclude la sua candidatura per le presidenziali del 2020.

 

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