La Brexit si prende la rivincita su Colin Firth, finito tra le braccia di un'italiana

Cristina Marconi

Londra. In questi giorni certi britannici sognatori stanno flirtando con un’idea: la rinazionalizzazione di Colin Firth, un uomo che nell’immaginario collettivo del paese continua a entrare e a uscire dallo stagno di Pemberley con addosso una camicia bianca bagnata, aristoburbero conquistato dalle due tenere icone letterarie nazionalpopolari Elizabeth Bennet e Bridget Jones, re balbuziente alle prese con discorsi alla nazione e talpa dell’MI6 al soldo dei sovietici, tutta roba attualissima. Visto che la Brexit di soddisfazioni per ora ne dà poche, almeno ci si può consolare avendo finalmente conferma che Darcy almeno un po’ deve aver sofferto nelle eleganti mani italiane dov’è caduto vent’anni fa e che tutte quelle dichiarazioni liriche da “citizen of nowhere” fatte al momento di munirsi di doppio passaporto italiano – “quando sposi un’italiana, non sposi solo una persona, ma una famiglia e forse un intero paese” – hanno trovato finalmente vendetta.

 

Purtroppo Colin non sapeva di aver sposato pure un sistema giudiziario in cui le carte vengono passate alla stampa con disinvoltura, tanto che una settimana fa Repubblica ha dato notizia che la procura di Roma ha chiuso delle indagini per stalking nei confronti di Marco Brancaccia, corrispondente dell’Ansa in Brasile, accusato da Livia Giuggioli e dal marito Colin Firth di “atti persecutori” nei confronti della donna. Anche l’atto della procura è un po’ persecutorio, “altamente rimpiangibile”, secondo il comunicato della famiglia, che ha dovuto cambiare strategia e ammettere che “qualche anno fa Colin e Livia hanno preso la decisione privata di separarsi” e che in quel periodo, tra il 2015 e il 2016, “Livia è stata brevemente legata al suo ex amico d'infanzia Brancaccia”, prima di tornare con il marito. Poi sono arrivati i giornali britannici, che hanno intervistato Brancaccia, occhio azzurro, vezzosa sciarpetta in stile capitolino e chioma fluente, il quale sostiene che le accuse di stalking siano state fatte per coprire la relazione con Livia, che all’epoca sarebbe stata tutt’altro che separata da Firth. “Una volta che ci siamo incontrati al carnevale di Rio ho dovuto uscire dalla stanza perché lui aveva chiamato”, ha raccontato al Times il giornalista, riferendo di giornate roventi anche a Londra, a Roma e addirittura in Islanda. Sostiene di essere stato lui a dire tutto a Colin in una mail con foto compromettenti e che per questo la Giuggioli si sarebbe inventata la storia dello stalking.

 

“Ho centinaia di messaggi e di foto di noi, ho anche tenuto un diario. Eravamo amanti”, riferisce Brancaccia, dicendosi un po’ dispiaciuto per Firth. Il quale si sarebbe comportato da gran signore, con meno stizza di quella dimostrata da Darcy nei confronti dell’odiato Wickham, scrivendogli: “Mi hai fatto soffrire, ma so che stai soffrendo anche tu”. La stampa britannica, certa stampa britannica, ha fatto della storia di Firth una specie di parabola di quello che può succedere a chi si avventura all’estero: lui reso irrimediabilmente radical chic dalla brezza dei colli umbri, Nick Clegg messo al giogo da una spietata avvocatessa spagnola coi fiori in testa che manco a Siviglia. “La vicenda interrompe la favola che ci siamo sempre bevuti di questi due campioni di santimonia che hanno così prontamente abbracciato le buone cause”, a partire dalla Brexit, scrive il Daily Mail con l’odio riservato ai remainers, mentre una ferocissima Camilla Long se la prende con l’Italia con mano pesante, in un articolo nettamente meno arguto di quelli che scrive di solito sul Times.

 

Se hai una relazione, “cerca di non coinvolgere quei baldanzosi, neghittosi, pettegoli parrucchieri idioti con il ponpon della comunità italiana anticrimine”, consiglia la Long. “Non ci può essere un politico, un poliziotto o anche un libraio che non sia avvinto nelle spire dell’infedeltà”. Oh, Camilla. L’intera vicenda pare “Attrazione fatale diretta da un Fellini ubriaco con un costumista stonato che fornisce sandali da red carpet color somaro e diamanti etici”. Non è bello essere perseguitati, ma “non è neanche bello tradire tuo marito”, anche se insieme siete “boriosi, fatui, vanesi, stupidi”, nel “paese di Casanova”, con il «flirt come sport nazionale” e via stereotipando. Perché la Brexit è anche questo, anzi, al momento è solo questo: godersi la prospettiva di un passaporto di nuovo blu e bearsi un po’ della propria presunta purezza.

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