Uber ha comprato i biglietti per uno spettacolo che critica Uber

Alessandro Berrettoni

Le vicende societarie di Uber sono diventate una commedia. Letteralmente. Lo spettacolo che andrà in scena da metà marzo al Vaults theatre di Londra si chiama Brilliant Jerks, ed è ispirato alle vicende della dirigenza della società di trasporto privato: scandali, molestie, mobbing, droga, insulti, leak. Dopo un anno passato a schivare gli attacchi dell’opinione pubblica, adesso Uber, che nel frattempo è impegnata anche nelle aule dei tribunali di mezzo mondo, deve fare i conti con la satira.

 

Lo spettacolo parla dei processi e delle tribolazioni di Uber, dal punto di vista di tre personaggi: la giovane madre Mia, autista della compagnia a Manchester, Benji, un laureato che inizia a lavorare nell’ufficio londinese di Uber e appunto Travis Kalanick, rinominato Tyler Janowski. A detta degli autori, si tratta di una “via di mezzo tra giornalismo e fiction, una journofiction”.

 

Di quello spettacolo Uber ha comprato 50 dei 90 posti a disposizione del pubblico per la premiere, causando irritazione nella produzione. “Siamo lusingati che abbiano prenotato così tanti posti”, ha detto al Financial Times la regista dello spettacolo Rosy Banham. “Non c’è modo di sapere se stanno pensando di partecipare, ma speriamo che si facciano vedere”. Anche perché altrimenti il teatro sarà praticamente vuoto. Se poi si tratti di una serata culturale effettiva o di una missione conoscitiva per avere dettagli sulla commedia, non è dato sapere. Nel frattempo Uber pubblicamente sostiene la prima tesi e ha detto, tramite un portavoce, che l’acquisto è destinato al social team della compagnia, oggetto già in passato di attività di gruppo simili. “Dopo aver visto spettacoli come Wicked, Un americano a Parigi e Romeo e Giulietta, abbiamo pensato che sarebbe stato divertente assistere a questa nuova rappresentazione”.

 

Il titolo prende spunto dalle dichiarazioni di Arianna Huffington, componente del board di Uber, che in un incontro a giugno 2017 aveva annunciato che la compagnia non avrebbe dato più spazio ai cosiddetti “brilliant jerks”, idioti brillanti. Nella commedia, l’ex amministratore delegato Tyler Janowski è stato appena chiamato da Donald Trump per una consulenza, e non si capacita di come e perché “tutto gli sia andato male”. Un personaggio che evidentemente ricalca quello di Travis Kalanick, ex consulente economico del presidente degli Stati Uniti.

 

La produzione dello spettacolo ha dichiarato di essersi ispirata – in parte – alle accuse di molestie partite nel febbraio 2017 dal blog dell’ex ingegnere Susan J Fowler, la prima donna a denunciare le molestie dentro l'azienda, causando le dimissioni di Kalanick e l’arrivo del nuovo ceo Dara Khosrowshahi. Le cose da allora sono cambiate, sostengono dall’interno, e comunque “fuori da San Francisco sono sempre state diverse”. “La squadra di lavoro europea è differente, più sensibile culturalmente”, ha commentato al Financial Times un dipendente secondo cui “la cultura è realmente cambiata sotto la guida di Khosrowshahi”.

 

Le ripercussioni dello scandalo si sentono ancora. Fowler parlava di una cultura del lavoro ostile alle dipendenti donne di Uber, raccontando come la divisione delle risorse umane si fosse rifiutata di punire il suo ex datore di lavoro, che l'aveva molestata. Fowler nel frattempo è diventata una celebrità, un simbolo del #MeToo, prima del #MeToo, tanto da essere stata scelta fra le cinque donne fotografate per la copertina di Time sulla persona dell’anno (riconoscimento assegnato alle cosiddette “Silence Breakers”). E da quel post sul blog a oggi le cose per Uber sono andate male, malissimo. Si è scoperto per esempio che Uber ha pagato due hacker 100 mila dollari per eliminare alcune informazioni personali rubate ai clienti, si sono accertati abusi di droga durante i ritiri aziendali, oltre che l’utilizzo del software Greyball per eludere i controlli della polizia.

 

In un anno, la percezione nei confronti dell’azienda è radicalmente cambiata, da next big thing e modello per le start-up di quella che qualcuno si era azzardato a chiamare Uber-economy, la compagnia si è trasformata in esempio del marciume e del sommerso che si cela sotto la patina di novità e brillantezza del mondo della Silicon Valley. Una rivoluzione trasformata in tragedia. Anzi, almeno al Vaults theatre di Londra, in commedia.

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