La Spd dà il via libera al governo Merkel IV

Daniel Mosseri

Berlino. Chi la dura la vince. Cinque mesi dopo le elezioni del 24 settembre 2017, Angela Merkel porta a casa il suo quarto governo. Sono stati i tesserati del partito socialdemocratico tedesco (Spd) a dare il sì definitivo alla nascita di un esecutivo che, per la terza volta nella carriera della cancelliera venuta dall’est, sarà di grande coalizione. È stato il presidente del comitato elettorale della Spd, Dietmar Nietan, ad annunciare il risultato della consultazione condotta fra i 463.723 iscritti al più antico partito tedesco: “La partecipazione al voto è stata del 78,3 per cento, i sì sono stati il 66,1 per cento e i no il 33,9 per cento”. Il presidente interinale della Spd, Olaf Scholz,ha da parte sua aggiunto che nei prossimi giorni il partito indicherà i nomi dei sei ministri che gli spettano, “e saranno tre uomini e tre donne”.

 

Anche nel 2013 erano stati gli iscritti alla Spd ad avere l’ultima parola dopo la chiusura ufficiale delle trattative fra il loro partito e l’Unione, ossia il blocco dei moderati composto dai cristiano democratici (Cdu) di Merkel e dai cristiano-sociali (Csu) bavaresi. Allora però il referendum interno fra i socialdemocratici fu poco più di una formalità, con il 75% dei tesserati che si espresse a favore della große Koalition. Il risultato di oggi era molto meno scontato se si considera che all’indomani delle elezioni di cinque mesi fa lo sconfitto e ormai tramontato leader della Spd Martin Schulz promise di riportare il partito sui banchi dell’opposizione.

 

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti della politica tedesca: una Merkel elettoralmente ammaccata ma non sconfitta ha cercato di formare un’alleanza “Jamaika”, poi fallita, con Verdi e Liberali. Ed è stato il presidente federale Frank-Walter Steinmeier, socialdemocratico come Schulz, a convincere la Spd della necessità di offrire una sponda a una cancelliera alla ricerca di un partner di governo. La Germania, argomentò Steinmeier, non può permettersi di tornare alle urne come un paese qualunque. L’operazione è andata in porto ma non senza difficoltà: nelle lungaggini della messa a punto di un programma di governo, i socialdemocratici si sono spaccati fra favorevoli e contrari all’alleanza, Schulz ha perso la guida del partito, la sua delfina Andrea Nahles non è ancora riuscita a conquistarlo, e le nuove leve Spd hanno lanciato una campagna-tesseramento al solo scopo di uccidere sul nascere la quarta große Koalition nella storia della Repubblica federale tedesca. L’annuncio di oggi riporta il dunque il sereno nei due principali partiti politici tedeschi: Merkel vince la scommessa della governabilità della Germania e consolida il controllo della Cdu anche grazie la recente nomina della fedelissima Annegrett Kramp-Karrenbauer a segretaria generale del partito; i dirigenti Spd, da parte loro, tornano al governo sulla base di un doppio mandato diretto della base (congresso prima e consultazione fra tesserati poi) strappando a Merkel un programma di governo largamente ispirato alla piattaforma elettorale socialdemocratica.

 

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Il primo esperimento di große Koalition risale al 1966, quando il cancelliere Kurt Georg Kiesinger (Cdu) aprì per la prima volta il governo ai socialdemocratici guidati allora da Willy Brandt, nominato ministro degli Esteri e vicecancelliere federale. Le altre tre GroKo sono tutte ascrivibili ad Angela Merkel. La prima, nel 2005, quando Cdu ed Spd uscirono appaiate alle urne. La seconda è quella della legislatura appena conclusa (fine 2013- fine 2017): rimasta orfana degli alleati Liberali da lei stessa triturati alla urne, Merkel si rivolse di nuovo alla sinistra. La terza è quella che si inaugura il 13 e il 14 di questo mese, quando cioè la pluri-cancelliera riceverà la fiducia del Bundestag per la quarta volta.

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