Puigdemont rinuncia alla presidenza della Catalogna, ma la situazione è ancora bloccata

Redazione

Carles Puigdemont, governatore deposto ed esiliato della Catalogna, ha rinunciato giovedì al suo tentativo di tornare alla presidenza, dopo oltre due mesi di incertezze e colpi di mano falliti. Ma il candidato che ha proposto al suo posto potrebbe essere altrettanto impossibilitato a ottenere la carica.

 

Dopo le elezioni dello scorso dicembre, la coalizione indipendentista formata da JxCat, il partito di centrodestra di Puigdemont, ed Erc, il partito di centrosinistra di Oriol Junqueras (più i maoisti della Cup), ha riottenuto la maggioranza al Parlamento di Barcellona, e dunque il diritto di esprimere il nuovo governatore. Per oltre due mesi, tuttavia, le forze indipendentiste di sono ostinate a pretendere la nomina di Puigdemont, il quale, fuggito in Belgio per evitare l’arresto, non poteva assumere la carica.

In alcune conversazioni private ottenute dai giornali spagnoli, Puigdemont aveva già fatto capire a febbraio che ormai per lui la strada della presidenza catalana era sbarrata, ma soltanto giovedì, con un discorso video, ha ammesso la sconfitta.

 

 

Rinunciando ad assumere la carica, Puigdemont ha contestualmente candidato un suo alleato: Jordi Sànchez, presidente di Anc, un movimento sociale che negli ultimi anni è stato fondamentale per la costruzione del consenso intorno ai temi indipendentisti e che alle ultime elezioni è stato eletto come deputato. C’è un problema. Sànchez è in una prigione di Madrid, accusato di tradimento e sedizione. E i giudici e il governo spagnoli hanno già fatto sapere che non permetteranno che un carcerato assuma cariche pubbliche in Catalogna.

 

Aggiungiamo ancora elementi controversi: la candidatura di Sànchez fatta da Puigdemont vede contrari gli alleati della Erc, i quali dicono che se Puigdemont rinuncia, allora tocca al loro leader diventare presidente. Il loro leader e Oriol Junqueras, un politico navigato. C’è un solo, piccolo problema: è in carcere anche lui.

 

Insomma, sembra che la classe dirigente indipendentista catalana, che ormai tiene bloccate da mesi le istituzioni politiche, non ne voglia sapere di risolvere la crisi. Le candidature di politici carcerati sono ovviamente un modo di tenere alta la tensione sui temi dell’indipendentismo. Ingegnoso dal punto di vista del marketing, ma dannoso per i cittadini catalani, che da mesi ormai non hanno un governo.

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