La Via del sarin

Daniele Raineri

Roma. C’è un rapporto delle Nazioni Unite di duecento pagine che rivela i collegamenti tra la Corea del nord e il programma militare della Siria per le armi chimiche. Il rapporto non è pubblico per ora ma è in mano al giornalista del New York Times Michael Schwirtz. Secondo gli investigatori delle Nazioni Unite, tecnici nordcoreani sono stati visti mentre lavoravano nelle basi militari in Siria dedicate alla produzione di armi chimiche e di missili. Il rapporto include anche le copie di contratti tra aziende nordcoreane – che sono sotto il controllo dello stato – e il governo siriano per l’acquisto di parti e materiali che secondo gli esperti possono essere usati nella fabbricazione di armi chimiche, come per esempio alcune valvole e alcuni termometri specifici oppure piastrelle resistenti all’acido. A questo proposito serve ricordare che una delle armi più letali usate dal governo siriano secondo indagini precedenti delle Nazioni Unite è un agente chiamato sarin che è così corrosivo che può essere prodotto nella sua forma finale soltanto poco prima del suo utilizzo. Questo materiale sospetto è stato portato in Siria con 40 viaggi via nave tra il 2012 e il 2017. Le navi adottano una serie di trucchi e di manovre evasive per ingannare i controlli e ora si capisce perché la settimana scorsa l’Amministrazione Trump ha imposte nuove sanzioni contro Pyongyang che riguardano soltanto e specificamente le compagnie di navigazione.

  

Nel settembre 2013 il governo siriano accettò di firmare un accordo in cui si impegnava a consegnare tutte le sue armi chimiche e a non usarle mai più, per timore di una rappresaglia militare americana che fu minacciata dall’Amministrazione Obama dopo una strage di 1.400 civili con l’agente nervino. La strage avvenne alla periferia di Damasco, in quella stessa zona della Ghouta che in questi giorni finisce nelle notizie perché è sul punto di capitolare dopo un assedio durato cinque anni. Questo vuol dire che la collaborazione con i nordcoreani è avvenuta per la maggior parte del tempo in violazione dell’accordo.

  

Il rapporto, che include informazioni fornite da un non meglio specificato paese terzo – che fonti diplomatiche sospettano essere Israele –, rivela una situazione che era già stata intuita, almeno nei suoi contorni. Per esempio nell’agosto 2017 era saltato fuori che nel giro di sei mesi due navi che portavano materiale dalla Corea del nord verso l’agenzia siriana che si occupa delle armi chimiche erano state intercettate e bloccate. Ora si sa che le navi sono almeno quaranta e che portavano anche pezzi di missili balistici.

  

La cooperazione tra Siria e Corea del nord si fonda su un legame profondo e storico. Il padre del presidente Bashar, Hafez al Assad, plasmò il modello di controllo sociale in Siria guardando alla Corea e al suo ossessivo culto della personalità. Quando nel 2007 gli aerei israeliani distrussero il sito vicino Deir Ezzor dove i siriani stavano costruendo un reattore nucleare si trattava di un progetto che era stato fornito ad Assad dai nordcoreani (loro l’avevano trafugato il progetto agli inglesi: fu questo a stabilire il nesso, perché i siriani non potevano essersi procurati quegli schemi altrimenti). Secondo un libro di prossima pubblicazione scritto dal professore americano Bruce Bechtol, esperto di intelligence specializzato in Corea, nello stesso 2007 ci fu un incidente in Siria in cui alcuni tecnici locali assieme a tecnici nordcoreani e a consiglieri militari iraniani morirono per l’esplosione accidentale di una testata di missile che era stata caricata per un test con un agente tossico.

   

Per celebrare questa alleanza basata sul ricircolo di tecnologia militare, nell’agosto 2015 il governo siriano inaugurò a Damasco un parco e una strada di un chilometro entrambi dedicati a Kim Il Sung, “un leader storico”, nonno dell’attuale dittatore Kim Jong Un. Secondo il discorso di quel giorno del ministro siriano presente alla cerimonia, “chiunque critica Kim è assurdo e stupido”.

   

Di questo patto di collaborazione fa parte anche l’Iran, che è uno sponsor importante della Siria. Molti esperti di armi hanno notato che i missili iraniani, compreso il più recente sfoggiato durante una parata nel 2017, sono costruiti sul modello di quelli coreani.

   

A ottobre la Russia ha messo il veto alla proposta di allungare di un anno le indagini sulle armi chimiche in Siria e in questo modo ha raggiunto l’effetto pratico di dissolvere lo staff di investigatori internazionali e di interrompere il loro lavoro.

 

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