Nelle mani dell'Europa

L’Europa è una pasta modellabile che viene plasmata da queste mani qui sopra, anche se a causa delle tante e varie distrazioni accumulate in molti anni non è più morbida e malleabile come una volta. Le mani più energiche, che cercano di andare oltre le resistenze, sono quelle di Emmanuel Macron (il primo a sinistra, in questa foto scattata venerdì a Bruxelles da Tiberio Barchielli), il presidente francese, che propone una rivisitazione del leggendario “diamante” di Angela Merkel, la cancelliera tedesca che lì di fianco tiene le mani intrecciate. Su quel diamante s’è detto di tutto, teorie del complotto corroborate da tutorial su YouTube, mentre la cancelliera ha spiegato, con quel suo istinto pragmatico di chi cucina la zuppa al marito ogni sera, non si sa mai dove mettere le mani quando si è in pubblico, e lei le tiene così, perché è una posa simmetrica. Questa simmetria ora, nell’Europa del 2018 che cerca di afferrare al volo la sua chance di rilancio prima che sfumi via nell’indifferenza e nei bisticci, è passata a Macron. Con un mandato forte e la volontà di costruire un popolo europeo en marche come quello che già l’ha portato al potere a Parigi, il presidente francese vuole rifondare l’Unione europea, proiettarla verso il futuro, invece che lasciarla a impensierirsi mentre guarda impaurita indietro. Chissà questo spirito riformatore fino a dove riuscirà a spingere il nostro continente vecchio, ma oggi Macron si è intestato la sfida e Merkel lo lascia fare, tra chiacchiere fino a tardi e qualche puntiglio sulle cose da mettere in piedi: deve pensare a costruirsi un governo a Berlino, il quarto, ci lavora dal settembre scorso, tenendoci tutti in sospeso – ché senza la Germania non si fa nulla – ma lasciando che Parigi recuperi spazio, iniziativa, carattere, con quel suo giovane diamante, mentre lei intreccia e riposa le mani. Di fianco, Paolo Gentiloni aspetta, in Italia il voto ormai è qui, mancano pochi giorni che saranno freddissimi, e mentre i giornali internazionali s’affannano a trovare un leitmotiv che racconti che cosa accade qui da noi (e non lo trova, raccontarci è un mestiere complicato), il premier attende. Non sa bene dove metterle, le mani, le tiene strette, un po’ sulla difensiva, chissà da che parte arriverà il colpo, chissà quanto sarà forte, e se farà male. L’Europa è una pasta modellabile indurita dal tempo, a volte serve fermarsi un attimo, e proteggerla.

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