Il padre, la nipote e l’ex braccio destro. Tutti contro Marine Le Pen

Mauro Zanon

Parigi. Il padre, la nipote e l’ex braccio destro: tutti allo stesso tempo. Marine Le Pen, leader del Front national, è attaccata su tutti i fronti a meno di tre settimane dal delicato congresso del partito, che si terrà il prossimo 10 e 11 marzo a Lille. La matrona della destra identitaria francese non si è ancora ripresa dalla sconfitta elettorale dello scorso anno e neppure dall’abbandono del suo ex fidato consigliere, Florian Philippot, lo stratega della “normalizzazione”, che ha fondato un suo movimento, Les Patriotes, con la speranza di riunire i sovranisti delusi dalla figlia di Jean-Marie.

 

Alla delusione, aggravata dai sondaggi catastrofici che danno il Fn ai minimi storici, si aggiunge un certo fastidio per il comportamento di Marion Maréchal-Le Pen, la nipotina e giovane étoile che ora preferisce fare metapolitica al di fuori del partito. Quest’ultima, oggi, è invitata da protagonista al più importante raduno annuale dei conservatori americani, a pochi chilometri da Washington, e nonostante il suo entourage continui a negare un ritorno in politica, sono tutti sicuri che si tratti di una prima mossa versa annunci più importanti. “Oggi, è in ritiro dalla vita politica, ma fa della metapolitica. La forma tradizionale di fare politica è cambiata. Passa attraverso l’occupazione del campo culturale e mediatico”, ha detto al Point uno dei suoi fedelissimi. Alla Conservative Political Action Conference (Cpac), parleranno il senatore repubblicano Ted Cruz, l’eurodeputato britannico e uomo della Brexit, Nigel Farage, ma soprattutto il presidente e il vicepresidente degli Stati Uniti, Donald Trump e Mike Pence. “Per la zia è un colpo di grazia”, scrive il Monde, dopo che lo scorso anno, in visita alla Trump Tower, a New York, la presidente frontista aveva tentato invano di farsi accreditare dall’inquilino della Casa Bianca, non riuscendo nemmeno a stringergli la mano. Marion e il marionismo potrebbero invece avere un futuro, non solo perché la più giovane di casa Le Pen gode di una grande reputazione tra i conservatori statunitensi, Sarah Palin su tutti, ma anche perché l’ex deputata del Vaucluse è la preferita dei militanti.

 

Lei, è vero, non sarà presente al prossimo congresso, salvo sorprese dell’ultimo minuto, ma i suoi movimenti alle spalle della zia indebolita politicamente faranno altrettanto parlare. In un’intervista rilasciata questa settimana a Valeurs Actuelles, Marion ha inoltre annunciato la creazione imminente di un’“accademia di scienze politiche” nel segno di Gramsci e delle sue lezioni sulla battaglia delle idee e l’egemonia culturale. “Non si tratta di un progetto partitico. Ma è sicuramente un progetto politico. Aspiriamo a essere il bacino in cui tutte le correnti della destra potranno ritrovarsi e svilupparsi”, ha dichiarato Marion Maréchal Le Pen, prima di aggiungere: “Daremo ai nostri giovani le armi intellettuali, culturali, giuridiche, tecniche e mediatiche affinché possano essere il più possibile competenti sia nell’impresa che nell’arena politica”.

 

Chi farà sentire la sua voce forte e chiara al congresso di Lille, sarà invece Jean-Marie, il fondatore del Fn, di cui è tuttora presidente onorario. In realtà, l’ha già fatta sentire domenica scorsa in una lettera aperta sul Journal du dimanche, nel quale ha minacciato la figlia di “bagarre de rue”, nel caso in cui si rifiutasse di farlo entrare. Ma l’ha fatta sentire, soprattutto, nei suoi Mémoires, il cui primo tomo, Fils de la nation, uscirà il prossimo 1° marzo. “Mi fa pietà”, ha scritto nelle pagine dedicate a Marine, osservando la figlia isolata da tutti, a partire da Philippot e i suoi. Quest’ultimo, domenica scorsa, dal palco di Arras, nel Pas-de-Calais, ha moltiplicato gli attacchi nei confronti della sua ex patronne, definendola “livorosa”, “patetica”, “dalle idee variabili”, prima di lasciare la parola a Sophie Montel, ex frontista passata nei Patriotes, che ha sbeffeggiato Marine Le Pen ribattezzandola “Miss 3 maggio”, in riferimento al catastrofico dibattito tra il primo e il secondo turno delle presidenziali. “Rude semaine pour l’empire Le Pen”, commenta il Monde. Sì, decisamente rude.

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