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Una chance di riforma dell'Ue

Perché bisogna cambiare i metodi di selezione della Commissione

21 Febbraio 2018 alle 06:00

Una chance di riforma dell'Ue

Jean-Claude Juncker (foto LaPresse)

I leader dell’Unione europea, al vertice informale di venerdì, dovranno decidere come scegliere il prossimo presidente della Commissione: il rischio di ritrovarsi con un altro Jean-Claude Juncker è alto. Al centro del dibattito c’è il sistema dello Spitzenkandidat: il capolista del partito che ottiene più seggi all’Europarlamento diventa quasi automaticamente presidente della Commissione. Cinque anni fa l’innovazione fu presentata come un’elezione indiretta destinata a aumentare il livello di democrazia dell’Ue.

 

In realtà, il sistema fu inventato dall’allora presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, per soddisfare le sue ambizioni personali. L’Ue non aveva e non ha ancora uno spazio di dibattito politico europeo coerente. Nel 2014 il sistema dello Spitzenkandidat costrinse i leader a scegliere un acciaccato ex premier lussemburghese, quintessenza di un’Europa vecchia, invece di quella che sarebbe stata una presidente autorevole come Christine Lagarde. Risultato: la Commissione è diretta dal capo di gabinetto di Juncker, Martin Selmayr, e sarà ricordata come quella che ha fatto di meno nella storia. Nel 2019, visto il peso del Partito popolare europeo, l’errore potrebbe ripetersi. Il probabile candidato del Ppe è il rispettabile capo negoziatore sulla Brexit Michel Barnier, che però è un po’ troppo francese vecchio stampo per rinnovare in profondità l’Ue sfidando i tabù delle capitali. La tosta Margrethe Vestager, per dire, che all’Antitrust ha dimostrato di poter fronteggiare multinazionali che contano più di gran parte degli stati membri, non avrebbe chance perché è della piccola famiglia liberale. Se si vuole rifondare l’Europa, occorre archiviare il feticcio dello Spitzenkandidat e cercare pragmaticamente un curriculum che sia all’altezza della sfida.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    21 Febbraio 2018 - 11:11

    E occorre soprattutto ricordare che ormai il Pse e’ crollato nei consensi in tutte le elezioni dei paesi della Ue, Italia prevedibilmente compresa. Tanto per avere almeno un minimo di rispetto per la sovranità popolare, che nelle democrazie pare sia il fondamento della credibilità delle istituzioni. Pena il dilagare dei cosiddetti populismi. O no?

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