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Polacchi di tutto il mondo mobilitati per difendere “il buon nome della patria”

In una lettera pubblicata sul sito del Senato viene chiesto ai cittadini che vivono all'estero di “riferire e documentare” i sentimenti anti-polacchi. L'iniziativa è legata alla legge sulla memoria dell’Olocausto recentemente approvata

16 Febbraio 2018 alle 19:03

I polacchi sono chiamati a difendere “il buon nome della Polonia”

Il presidente del PiS, Jaroslaw Kaczynski (Foto LaPresse)

Il presidente del Senato polacco, Stanislaw Karczewski, ha chiesto ai polacchi che vivono all’estero di riferire alle autorità ogni frase o commento che possa ledere “il buon nome della Polonia”. La richiesta è stata esplicitata in una lettera pubblicata sul sito del Senato e indirizzata ai membri delle comunità all'estero che, come il resto della popolazione, sono chiamate a difendere la nazione dalla diffamazione.  

 

“Come popolo costituiamo una comunità legata dalla lingua, dalla cultura e della storia”, scrive il presidente rivolgendo ai polacchi la richiesta di fare il possibile per preservare la verità storica. La lettera è ovviamente collegata alla legge sulla memoria dell’Olocausto che punta a punire chi con frasi come “campi di concentramento polacchi”, suggerisce una responsabilità da parte della popolazione locale nei crimini compiuti dai nazisti. Il governo, con a capo il partito nazionalista PiS, sta cercando di eliminare le ambiguità della storia nazionale a cominciare da quel passato che in molti hanno sempre ritenuto scomodo. “Chi pubblicamente e contrariamente ai fatti attribuisce al popolo polacco o alla nazione la responsabilità o la corresponsabilità dei crimini commessi dal terzo Reich tedesco … è soggetto a una multa o a una reclusione fino a tre anni” recita la legge che viene citata all’interno della lettera. Il presidente del Senato sottolinea, comunque, che il governo non vuole in alcun modo limitare o censurare il dibattito pubblico o la ricerca storica, ma la legge serve soltanto “a eliminare le menzogne dalla vita pubblica”.

  

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Contro la legge si sono sollevate le proteste di tutto il mondo. Il governo d'Israele, sin da quando la proposta era stata votata in Parlamento, aveva chiesto a Varsavia di tornare sui suoi passi. Ma la Polonia ha continuato a portare avanti la sua campagna in difesa dell’Ipn. L’Istituto per la memoria nazionale è un mezzo per il PiS sta utilizzando per consolidare il proprio potere fomentando l’idea che la Polonia abbia bisogno di essere difesa (e per farlo pubblica anche annunci su YouTube).

 

La lettera è stata inviata la scorsa settimana alle organizzazioni polacche in tutto il mondo e il presidente ha chiesto ai cittadini all’estero di “documentare e reagire” ai segnali che manifestino sentimenti anti-polacchi e di riferirli alle autorità  diplomatiche. Ha anche invitato sopravvissuti e testimoni polacchi ed ebrei a parlare della Seconda guerra mondiale e raccontare chi perpetrava i crimini di guerra. Nella lettera il presidente riconosce che ci furono degli atti isolati commessi da singoli polacchi “azioni vergognose” che però non possono essere attribuite all’intera nazione.

 

In una delle ultime interviste rilasciate al quotidiano tedesco Die Welt il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha spiegato che la legge è nata dalla volontà di far conoscere in tutto il mondo il punto di vista della Polonia. Senza dubbio il PiS è riuscito a mostrare a tutti lo spaesamento di una nazione che, ingenuamente, non si aspettava che una legge volta a deresponsabilizzare i cittadini sarebbe stata sommersa dalle critiche. Ora la lettera del presidente del Senato che chiama a raccolta anche i polacchi che vivono all’estero sembra essere un’altra azione inopportuna che, anziché mostrare le ragioni storiche dei polacchi, fa conoscere al mondo i lati meno edificanti di un popolo.

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