La strage prevedibile

Redazione

Esiste, tragicamente, un profilo tipico del giovane stragista americano che spara all’impazzata nelle aule di una scuola. Si tratta sempre di persone tormentate, ma spesso la follia omicida è nascosta sotto una patina piccolo-borghese, e quando intervistano i conoscenti e i vicini di casa all’indomani della carneficina, questi dicono che proprio non se l’aspettavano. Nikolas Cruz non corrisponde al profilo. Il 19enne che con il solito fucile Ar-15, una costante delle stragi americane, ha ucciso 17 persone nella Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, in Florida, è un ragazzo turbolento che era stato espulso dalla scuola perché minacciava i compagni, i professori non lo lasciavano entrare nell’edificio con lo zaino, per timore che potesse portare armi, su Instagram pubblicava selfie con i coltelli e chiedeva informazioni tecniche su fucili e mitragliatori, a settembre dello scorso anno aveva scritto, in un commento su YouTube, quella che ora appare come una dichiarazione di intenti: “Diventerò un professionista delle stragi della scuola”.

I conoscenti lo descrivono come una persona rissosa, violenta, afflitta da disturbi della personalità, e nella piccola comunità della Florida dove tutti si conoscono nessuno è stupito dal tragico sviluppo della vicenda di Cruz. Le preoccupazioni di chi era intorno al ragazzo avevano anche originato segnalazioni all’Fbi, cadute nel nulla, e a questo quadro si aggiunge l’affiliazione di Cruz al gruppo suprematista bianco Republic of Florida. Spesso nelle carneficine americane si ricorre alla categoria dell’irrazionale e dell’imprevedibile per commentare le sparatorie a scuola, ma il caso della Florida contiene elementi che erano osservabili, dunque prevedibili. Un tragico peggiorativo dell’orrore.

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