Le illusioni di Puigdemont

Redazione

Dalla sua villa a Bruxelles Carles Puigdemont, governatore deposto della Catalogna, si sente abbandonato da alleati e amici. L’ha scritto in una serie di sms rancorosi subito filtrati ai media nei giorni scorsi, e sembra ribadirlo in ogni atto pubblico, con il suo aggrapparsi a un rinnovo del suo mandato la cui fattibilità risulta impossibile a tutti tranne che a lui. I giornali spagnoli hanno raccontato negli ultimi due giorni che i partiti indipendentisti catalani che detengono la maggioranza al Parlamento di Barcellona, dopo che non sono riusciti a nominare Puigdemont governatore in absentia a causa dell’opposizione del governo e dei tribunali spagnoli, avrebbero trovato un accordo su un altro nome, la giovane Elsa Artadi. Artadi è il braccio destro di Puigdemont e, non avendo alcun conto pendente con la giustizia, potrebbe farsi nominare governatrice senza alcun impedimento. Ma c’è un problema.

 

Puigdemont, anche senza l’investitura ufficiale a governatore, vuole continuare a governare la Catalogna. E non vuole limitarsi a farlo con la moral suasion del presidente esiliato, vuole che il governo locale crei ex novo un “Consiglio repubblicano” e gliene dia la presidenza per continuare a governare nell’ombra, con la Artadi come burattino istituzionalizzato. I due partiti indipendentisti, JxCat di Puigdemont ed Erc, stanno litigando proprio su questo “Consiglio”, sulla qualità simbolica o pratica dei suoi poteri, e sul fatto che probabilmente la sua creazione richiederebbe mesi di attività parlamentare. La Catalogna è bloccata, e da Bruxelles Carles Puigdemont la vuole tenere ferma per continuare a nutrire l’illusione che il suo piano separatista non sia davvero fallito.

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