Polizia, pollo fritto e carta igienica. Così la Cina sorveglia i suoi cittadini

La tecnologia di Pechino ci avvicina un po' a Orwell. L'ultima trovata sono gli agenti con occhiali a riconoscimento facciale. Ma i cinesi hanno iniziato già a familiarizzare con dispositivi simili, applicati in maniere piuttosto innocue

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cicchetti@ilfoglio.it

8 Febbraio 2018 alle 17:57

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Sembra un film di fantascienza, qualcosa tra una puntata di Black Mirror e Minority Report. Invece è la Cina del 2018, dove la polizia sta indossando occhiali da sole dotati di tecnologia di riconoscimento facciale per catturare sospetti criminali. Questa settimana, gli agenti della sicurezza ferroviaria di Zhengzhou, una città nel centro del paese, sono stati i primi a utilizzarli per controllare passeggeri durante i festeggiamenti del nuovo anno lunare, secondo quanto riferito dai media cinesi. Secondo le autorità, i dispositivi hanno già aiutato a fermare sette ricercati legati a casi criminali importanti come la tratta di esseri umani e l'omissione di soccorso, e altre 26 persone che viaggiavano sotto false generalità. Le foto dell'operazione sono state pubblicate online dalla versione web del quotidiano cinese People's Daily.

  

 

A differenza delle telecamere fisse con capacità di riconoscimento facciale, gli occhiali consentono alla polizia di agire più rapidamente. Prima che i bersagli scompaiano nella folla. Ma come funzionano questi dispositivi? Li ha sviluppati LLVision, azienda con sede a Pechino: la compagnia ha dichiarato al Wall Street Journal che durante i test lo strumento è stato in grado di identificare individui da un database di 10.000 persone entro un decimo di secondo. Tuttavia l'amministratore delegato Wu Fei ha spiegato che nel mondo reale la precisione sarà probabilmente diminuita a causa del "rumore ambientale". 

         

L'intelligenza artificiale è un grande business in Cina poiché le aziende tecnologiche lavorano a stretto contatto con le agenzie governative per creare un vasto sistema di sorveglianza digitale. Ma nel frattempo, i cinesi hanno iniziato a familiarizzare con dispositivi simili, applicati in maniere piuttosto innocue. Diventati diverse stazioni ferroviarie cinesi, tra cui quella Zhengzhou nella quale sono entrati in azione gli occhiali di LLVisio, noffrono servizi di check-in "face swiping", simili ai controlli automatizzati sui passaporti negli aeroporti. Le autorità di Macao, che è tecnicamente una regione amministrativa speciale della Cina con un governo separato da Pechino, hanno installato il riconoscimento facciale su 680 bancomat in tutta la città. Ant Financial, lo spinoff dei servizi finanziari del gigante dell'e-commerce Alibaba, il primo settembre scorso ha annunciato di aver lanciato un servizio in una filiale del fast food americano KFC ad Hangzhou, nella Cina orientale, che consente al cliente di pagare per gli ordini con il proprio volto. Funziona proprio come ci si potrebbe aspettare: i commensali si avvicinano a un menu virtuale, selezionano l'oggetto che desiderano acquistare e poi scelgono "scansione facciale" come opzione di pagamento. Un video promozionale mostra una giovane cliente che usa il sistema anche mentre indossa una parrucca tra gli amici, per sottolineare che la tecnologia può riconoscere un individuo anche se camuffato o in gruppo. A Shenzhen, il governo della città ha recentemente introdotto un dispositivo su 12 taxi per verificare l'ID degli autisti utilizzando il riconoscimento facciale. China Southern Airlines ha recentemente introdotto questa tecnologia al posto delle carte d'imbarco. La Beijing Normal University ha implementato un sistema simile per entrare in uno dei suoi dormitori femminili. E il parco del Tempio del Cielo a Pechino ha fatto scalpore a livello globale quando ha iniziato a utilizzare il riconoscimento facciale per combattere il furto di carta igienica nei suoi bagni.

    

La più grande rete di social media della Cina, WeChat, è pronta a lanciare carte d'identità in collaborazione con il ministero della Pubblica Sicurezza cinese, che sarà riconosciuto come identificazione ufficiale dallo stato.La Cina starebbe anche lavorando alla costruzione di un database di riconoscimento facciale che conterrà informazioni su tutti i suoi 1,3 miliardi di cittadini. Ovviamente, ci sono problemi di privacy riguardo a questa tecnologia. Per Amnesty International "potrebbe rendere lo stato di sorveglianza della Cina ancora più onnipresente". Il mese scorso, sono emerse notizie secondo cui la Cina sta usando il riconoscimento facciale per controllare i residenti della regione musulmana dello Xinjiang, una mossa che ha attirato le critiche di un certo numero di gruppi per i diritti umani.

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