Grosse ombre sulla leadership tedesca

Redazione

Angela Merkel sarebbe stata contestata dai parlamentari della Cdu, partito del quale è leader da 18 anni ma che alle elezioni ha perso l’8,6 per cento e 65 deputati. Per la Frankfurter Allgemeine Zeitung le critiche riguardano le concessioni per la GroKo, la coalizione con i socialdemocratici: dall’Unione bancaria alla trasformazione del fondo salva stati Esm in possibile strumento di debito condiviso, obiettivi di Francia e Italia ma tabù per i tedeschi. Per correre ai ripari la Cdu ha ottenuto un tetto ai ricongiungimenti per il milione di profughi che la Germania ha accolto nel 2015, prima causa dell’appannamento della Merkel.

 

Questo mentre lo scandalo dei test su scimmie e cavie umane dei Big dell’auto, e la ripresa degli scioperi del sindacato Ig Metall, mettono in imbarazzo l’establishment di Berlino. Non solo. Nel board della Banca centrale europea c’è contrasto tra il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ed il capo economista Peter Praet, tedesco ma belga di adozione, sulla fine del Quantitative easing. La leadership europea della cancelliera, amata-odiata a seconda delle latitudini, appare incerta, a vantaggio di Emmanuel Macron.

 

Il segnale più forte della Merkel rimane quel “non ha imparato la lezione della storia” contro il protezionismo di Donald Trump. Per molti però viziato dalla difesa dell’export in sofferenza per l’indebolimento del dollaro: ieri l’indice manifatturiero tedesco è risultato in calo di 2,3 punti, a 61,1; eppure con il super-euro quello dell’Italia è salito a 59, ai massimi. La rivincita su una Merkel a bordo campo tenta gli euroscettici dichiarati e gli euro-opportunisti non dichiarati. Ma gli svantaggi di un’Europa priva di guida, e di un modello per il debito pubblico, superano qualche effimero vantaggio.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.