Le risse nei supermercati in Francia stanno diventando un problema

Alessandro Berrettoni

In principio è stata la Nutella. Una scorta della crema spalmabile prodotta da Ferrero, scontata del 70 per cento, ha provocato risse nei supermercati francesi, documentate e prontamente condivise sui social network. Nei video si vedono i clienti di Intermarche prendersi a spintoni per assicurarsi i barattoli da 950 grammi venduti a 1,41 euro. La catena che ha promosso questa strategia di abbattimento dei prezzi, nonostante le polemiche, ha deciso di continuare sulla sua linea, come dimostra l’offerta sulle confezioni di pannolini Pampers del giorno successivo: 7 euro anziché 24, e anche in questo caso ci sono stati episodi di tafferugli e zuffe.

 

Semplice ansia consumista? Non proprio, o non solo. In Francia l’assalto agli scaffali sta diventando un problema su cui l’Eliseo è intenzionato a intervenire, anche perché si lega alle richieste dei produttori e in particolare dei contadini francesi. Un terzo di loro guadagna meno di 350 euro al mese e il loro reddito medio si attesta intorno ai 15mila euro all’anno. “Mi sono incontrato con il capo di Intermarche e gli ho detto che questo non può succedere ancora” - ha detto il ministro delle finanze Bruno Le Maire, intervistato dalla radio RTL. Il governo presenterà nelle prossime ore un provvedimento per “una relazione commerciale bilanciata tra le esigenze del settore dell’agricoltura e la necessità di diffondere il consumo di cibo salutare e sostenibile”. La discussione sulla nuova regolamentazione, su cui è al lavoro il ministro dell’agricoltura Stephane Travert, inizierà oggi.

 

Il codice dei consumatori francesi è uno dei più rigidi al mondo. Le vendite in perdita sono illegali al di fuori di due finestre temporali, che durano sei settimane. La maggior parte dei negozi può effettuare sconti solo in questi periodi e soltanto se i prodotti sono stati acquistati più di un mese prima dell’inizio dell’offerta - a un prezzo “giusto”. L’obiettivo del governo è quello di limitare gli sconti a un massimo del 34 per cento del prezzo di acquisto all’ingrosso. Travert vuole anche dire addio al “paghi-uno-prendi-due”, per “ridare valore ai prodotti”. L’altro obiettivo è far crescere il potere d’acquisto, e aiutare gli agricoltori a unirsi in forme di cooperazione per negoziare prezzi più alti e standard più ristretti per gli allevatori. Misure che in realtà erano già state decise durante un meeting tra il governo e i sindacati lo scorso 21 dicembre, ma che il caos Nutella ha reso più necessarie ed evidenti.

 

Nel frattempo la direzione generale della concorrenza francese (DGCCRF) ha avviato un’inchiesta interna sugli sconti. Intermarche si è scusata con i clienti, ma nonostante questo ha continuato la sua politica aggressiva sugli sconti, che “non possono essere normalizzati”, come ha detto ancora Le Maire. L’obiettivo deve essere “la firma di un accordo per non permettere più questo tipo di promozioni”. Il caso ha scavalcato i confini nazionali, tanto che Ferrero è dovuta intervenire affermando che la decisione era stata presa unilateralmente da Intermarche e “rischia di creare confusione e disappunto per i consumatori”.

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