Gas di scarico testati su scimmie e (forse) uomini: il diesel fa ancora scandalo

Redazione

Oggi Volkswagen ha avviato un'inchiesta interna per scoprire chi ha ordinato i test scientifici in cui delle scimmie erano esposte ai gas di scarico dei motori diesel. Lo studio è stato definito da un portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel "privo di alcuna giustificazione etica o scientifica e pone interrogativi a tutti i responsabili". Anche il presidente del comitato di vigilanza di Volkswagen, Hans Dieter Poetsch, ha detto che farà "tutto il possibile per assicurarsi che il caso sia analizzato nel dettaglio".

   

Il caso dei presunti test sulle scimmie, compiuti ad Albuquerque negli Stati Uniti, è iniziato venerdì, con un'inchiesta del New York Times in cui si parlava di un coinvolgimento dell'European Research Group on Environment and Health in the Transport Sector (Eugt), un istituto fondato dalle principali case automobilistiche tedesche. Gli stessi marchi avevano commissionato lo studio nel 2014, poco prima del Dieselgate, lo scandalo legato alle emissioni cancerogene prodotte dalle vetture vendute negli Stati Uniti e in Europa. L'Eugt, che è stato rimosso lo scorso anno, riceveva tutti i suoi finanziamenti proprio dai marchi tedeschi (Volkswagen, Daimler e Bmw) ma non è chiaro se le case automobilistiche – che hanno già preso le distanze dallo studio dell'Eugt con dei comunicati – fossero a conoscenza delle metodologie usate nel realizzare i test.

   

Ieri, il quotidiano tedesco Stuttgarter Zeitung ha confermato le indiscrezioni del New York Times, aggiungendo ipotesi ancora più inquietanti: nei test sarebbero stati coinvolti anche degli esseri umani, sottoposti all'inalazione di diossido di azoto, un gas inquinante e tossico, normalmente generato a seguito di processi di combustione. Secondo il quotidiano, almeno 25 persone avrebbero preso parte ai test, durati diverse ore, presso un laboratorio dell'Università di Aachen, in Germania. Stephan Weil, primo ministro della Bassa Sassonia, ha detto che sarà decisivo capire lo scopo degli studi compiuti. "Se per esempio, l'obiettivo dei test è stato quello di garantire la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro, come dice l'Università di Aachen, e se gli standard etici sono stati rispettati, la cosa è difendibile. Ma – ha aggiunto Weil – se lo scopo degli esperimenti era quello di fare marketing o di vendere, non posso pensare a una giustificazione adeguata".

 

Il ministro dell'Ambiente, Barbara Hendricks, si è detta "inorridita" dalle notizie. "Quello che sappiamo finora è disgustoso", ha detto, aggiungendo che l'industria e la comunità scientifica devono spiegare il loro ruolo. "Il fatto che l'intera industria apparentemente abbia provato a nascondere studi scientifici tanto sfacciati e dubbi rende il tutto ancora più mostruoso".

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