Alzare muri non ci proteggerà dal "veleno" del populismo, dice Merkel

Redazione

Il populismo di destra è "un veleno" che rischia di spezzare i legami internazionali e che il governo tedesco sta tentando di arginare, riportandolo "sotto controllo". La cancelliera tedesca Angela Merkel si rivolge alla platea del World Economic Forum di Davos e propone, nei punti salienti del suo discorso, alcuni dei temi già affrontati nell'intervento precedente dal premier italiano Paolo Gentiloni. Le minacce per la comunità internazionale sono il populismo e il protezionismo, ha ribadito Merkel, che è impegnata da settimane in una trattativa per ricomporre la Grande coalizione tedesca con i socialdemocratici di Martin Schulz, da contrapporre all'ascesa dei nazionalisti di Alternative für Deutschland (Afd).

  

Alle elezioni dello scorso settembre, i populisti di Afd si sono aggiudicati i loro primi seggi al Bundestag. I sovranisti tedeschi hanno sfruttato due eventi chiave, ricordati dalla cancelliera nel suo discorso a Davos. Il primo è stato quello della crisi finanziaria della Grecia, che ha costretto i tedeschi a pagare buona parte dei debiti contratti da Atene. Poi, nel 2015, il secondo evento chiave: l'emergenza migranti, con la "politica della porta aperta" incoraggiata dal governo e che, ha spiegato Merkel, ha infiammato ancora di più l'elettorato nazionalista.

 

Ma la risposta alla deriva populista non può essere quella di rinchiudersi tra i propri confini. "Crediamo che isolarci non ci porterà verso un bel futuro", ha detto Merkel. Il riferimento non è solo all'accoglienza dei migranti e ai muri che parte dell'Europa sta alzando per difendere le proprie frontiere. La cancelliera ha mandato un messaggio anche al presidente americano Donald Trump (che arriverà a Davos giovedì), criticandone le scelte in tema di commercio internazionale: "Il protezionismo non è una risposta", ha ricordato Merkel. I paesi che criticano le politiche commerciali ingiuste dovrebbero cercare soluzioni multilaterali, ha aggiunto. La risposta più efficace, quindi, è un'Ue più forte, in grado di superare la semplice unione monetaria e di dotarsi finalmente di una sola voce, anche e soprattutto in politica estera. Troppe volte l'Ue, ha spiegato, ha esitato di fronte a diverse minacce, dallo Stato islamico, alle guerre in Siria e in Africa. L'asse tra Berlino e Parigi, che punta a riformare il sistema fiscale europeo con un sistema di tassazione più competitivo e a potenziare la politica di Difesa comune, ha uno scopo chiaro, come ha spiegato la cancelliera: "Dobbiamo prenderci più responsabilità, dobbiamo riprendere in mano il nostro destino".

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