Ecco chi guida i nemici della grande coalizione dentro l'Spd (e perché lo fa)

Andrea Affaticati

Milano. Mettiamola così – si legge sull’utlimo numero dello Spiegel – se domenica i 600 delegati dell’Spd dovessero bocciare il documento che riassume gli accordi esplorativi raggiunti da Cdu, Csu e Spd la scorsa settimana, dovrebbero dimettersi il capo dei socialdemocratici Martin Schulz, e l’intero direttivo. Di contro, un voto a favore della grande coalizione al governo con Angela Merkel, la GroKo, non significherebbe ancora la fine dei patemi d’animo per Schulz&Co. Il programma di governo va ancora scritto e una volta redatto andrà sottoposto a una nuova votazione, questa volta da parte di tutti i 450 mila iscritti all’Spd. Sigmar Gabriel, ministro degli Esteri ed ex capo del partito, è molto critico nei confronti di q   uesta doppia votazione: “Il voto del 21 gennaio non è solo un’attestazione di sfiducia nei confronti dei vertici, ma anche della base”, riportava la Süddeutsche Zeitung l’altro giorno le sue parole. Insomma, puro masochismo.

 

Pure Schulz nel frattempo potrebbe essere giunto a questa conclusione. E’ possibile che con questa doppia verifica volesse inizialmente ribadire la sua contrarietà a una GroKo e sottolineare che la colpa dell’increscioso compito toccatogli era esclusivamente di Christian Lindner, il capo del partito liberale Fdp, che ha novembre aveva fatto saltare le trattative di governo dopo cinque settimane di incontri esplorativi con Cdu, Csu e Verdi. Schulz era contrario fin dall’inizio all’accordo con la Merkel, lo aveva detto dopo il voto a settembre e lo aveva ribadito quando i liberali avevano lasciato i negoziati. Ma il capo di stato (nonché ex compagno di partito) Frank-Walter Steinmeier non ha sentito ragioni. “Chi si fa eleggere deve anche assumersi le responsabilità che ne conseguono”. Schulz s’è così piegato alla ragione di stato, con il rischio di fare la fine del capro espiatorio.

 

Il fronte dei “#NoGroKo!”, degli oppositori alla grande coalizione, continua a crescere. A est il Land Sachsen-Anhalt ha già detto di no, e anche il Nordrhein-Westfalen a ovest, che conta un quarto dei delegati, non pare convinto. A capeggiare il fronte degli oppositori è il battagliero 28enne Kevin Kühnert, dal novembre scorso capo degli Jusos, i giovani socialdemocratici. Kühnert aveva già provato al congresso del partito in dicembre a convincere i delegati a opporsi a colloqui esplorativi. Allora la stragrande maggioranza non gli aveva dato retta. Questa volta potrebbe andare diversamente. E forse non solo e non tanto perché il documento uscito dagli incontri esplorativi “manca di un progetto che porti l’inequivocabile firma socialdemocratica”, come sostengono alcuni. Nella precedente legislatura c’era stato il salario minimo. I favorevoli alla GroKo ribattono che il documento di ora è solo la sintesi dei colloqui esplorativi e non ancora il programma di governo, ma sanno anche loro che, visti i tempi stretti – entro Pasqua Merkel vorrebbe un esecutivo – modifiche rivoluzionarie non ci saranno (e alcuni no categorici di Cdu e Csu, per esempio riguardo alla riforma delle varie casse sanitarie, uno dei cavalli di battaglia dell’Spd, non sono rivedibili).

 

A rileggere le interviste che Kühnert rilascia quotidianamente, non vi è dubbio che gli sta a cuore una politica più socialdemocratica, i suoi modelli sono l’americano Bernie Sanders e il britannico Jeremy Corbyn, e ricorda: “Schulz esattamente un anno fa, appena eletto capo del partito e candidato di punta, proponeva più eguaglianza e inclusione, e aveva un consenso straordinario. Peccato che poi abbia cambiato rotta”. Ciò nonostante l’esca con la quale il giovane Kühnert sta cercando di portare dalla sua parte i socialdemocratici è un’altra. Il capo degli Jusos vuole stanare Angela Merkel. Per questo a chi gli fa notare che se l’Spd vota contro la GroKo si va di nuovo a votare, lui ribatte prontamente: “Perché mai? C’è anche l’alternativa di un governo di minoranza. Certo, Merkel dovrebbe cercarsi ogni volta i voti necessari, ma questo farebbe finalmente rinascere il dibattito parlamentare e permetterebbe la differenziazione tra i partiti”.

 

Molti si fanno attrarre dalla prospettiva di mettere finalmente la Merkel nell’angolo, farle pagare almeno in parte le sconfitte che la grande coalizione ha inflitto votazione dopo votazione al partito, nonostante l’Spd nella passata legislatura sia riuscita a far passare molti suoi progetti. Ma è anche molto pericolosa.

 

Il no dei delegati vorrebbe dire se non la decapitazione di tutto il vertice del partito perlomeno un terremoto. “Mentre Merkel non se ne andrà e resterà alla guida i prossimi quattro anni”, ha detto serafico Wolfgang Bosbach, esponente di spicco dell’ala conservatrice della Cdu. Passano gli altri ma non la cancelliera insomma, ed è forse anche per questo che la capogruppo dell’Spd in Parlamento, Andrea Nahles, attacca Kühnert: fomenti la base contro la GroKo “con informazioni false”.

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