Cosa c'è dietro il blitz che ha ucciso Óscar Pérez, l'anti Maduro

Maurizio Stefanini

Il governo venezuelano non ha ancora detto ufficialmente che Óscar Pérez è stato ucciso, anche se la conferma arriva da un rapporto della Polizia nazionale bolivariana e da una foto diffusa tra le reti sociali. In compenso, si sa che nell’operazione è morto Heiker Vásquez, comandante del colectivo Tres Raices. C’è la foto del suo cadavere e inoltre c’è un messaggio di Freddy Bernal. “Compatrioti, oggi vi parla Freddy Bernal. Oggi è stato un giorno importante nella difesa della rivoluzione bolivariana e socialista. Un gruppo di patrioti come Heiker sono caduti in combattimento come cadono i rivoluzionari”.

   

Commissario General del Sebin, il temuto Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional, Bernal è stato per otto anni sindaco del municipio Libertador di Caracas tra il 2000 e il 2008, e per utilizzare una terminologia che si usava da noi al tempo del fascismo è tuttora il “ras” del 23 Enero, un quartiere della capitale considerato roccaforte del chavismo. Per tornare con i parallelismi col Ventennio, i colectivos sono ufficialmente associazioni culturali, ma in pratica sono l’equivalente delle Camice Nere: feroci irregolari che controllano il territorio a colpi di pistolettate e sprangate, in particolare con le loro temutissime squadracce in motocicletta. Per di più Bernal è oggi il ministro per l’Agricoltura urbana, nonché coordinatore nazionale dei Clap, Comité Local de Abastecimiento y Producción. E questo è un sistema di controllo ancora più efficace e spietato di pistole e spranghe, perché nell’affamato Venezuela dipendono dai Clap le distribuzioni di cibo con cui la maggior parte dei cittadini riesce a sopravvivere. Heiker Vásquez era insomma il suo capo-scagnozzo in una delle aree più cruciali del paese, e le testimonianze ne riferiscono con toni da divo di “Gomorra”: “Era lui a decidere in quali negozi si poteva o non si poteva vendere il cibo”, dice ad esempio al Foglio una signora che vive nella zona.

   

Che un personaggio del genere sia stato coinvolto in un’operazione di anti-terrorismo sarebbe già di per sé inquietante. Ma altre testimonianze che sono arrivate al Foglio riferiscono di uno scenario ancora più preoccupante. Heiker e i suoi squadristi sarebbero stati mandati contro i ribelli di Pérez mentre i “regolari” fingevano di trattare la resa, appunto con l’ordine di uccidere tutti. Uccidere e venire uccisi, in realtà. Il bilancio ufficiale parla infatti di sette vittime, tra cui due “governativi” e cinque ribelli;, cinque detenuti e cinque “governativi” gravemente feriti. Ma a questo punto si scopre che uno dei caduti era in realtà il “civile” Heiker Vásquez. Il già citato testimone riferisce sempre al Foglio che gli uomini del Tres Raices uccisi sarebbero stati cinque, compreso il braccio destro di Heiker. Riferisce anche che il gruppo armato era chiamato “Gruppo di Sterminio del 23”.
Insomma, più che un’operazione anti-terrorismo sembra un regolamento di conti tra bande mafiose. Nel frattempo, “in questo momento stanno demolendo la casa dove stavano Óscar Pérez e il suo gruppo nel Junquito (la parrocchia dove è avvenuto il blitz), cioè distruggono la scena del crimine per cancellare la quantità di impatti di pallottole ad altissimo calibro in una azione militare spietata contro gente che si era arresa”. La denuncia nel virgolettato è della Confavic, l'organizzazione non governativa per la protezione e la promozione dei diritti umani che nacque “per denunciare i crimini del Caracazo”. Proprio la repressione di quella rivolta di Caracas contro l’austerity che è usata dal regime chavista e madurista come proprio mito fondante.

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