La fine della Merkel era una fake news, ora occhio all’Spd

Paola Peduzzi

Milano. Le basi per il negoziato della grande coalizione sono state trovate, Angela Merkel ha convinto i socialdemocratici e i suoi partner cristianosociali a lavorare per la creazione di un governo stabile per la Germania. Ci sono voluti sei giorni e una notte per arrivare al documento finale, definito “give and take” dalla cancelliera, dai e prendi: ventotto pagine piene di spese extra (46 miliardi di euro) soprattutto in pensioni e in altri benefit. L’accordo include anche 10 miliardi di tagli delle tasse in quattro anni, che è meno di quanto si aspettassero i conservatori (e riguarda in particolare le fasce più basse di reddito), ma la compensazione arriva dalla creazione di un tetto di rifugiati da accogliere, 220 mila persone ogni anno. Nell’entourage della cancelliera prevale la cautela, caratteristica regina della Merkel, perché gli ostacoli ci sono ancora e l’ipotesi di nuove elezioni in primavera non è del tutto esclusa. Molto dipende da quel che decideranno i socialdemocratici: il loro leader, Martin Schulz, ha definito l’accordo “eccellente”, ma ora il documento sarà sottoposto ai membri del partito, che il 21 gennaio decideranno se andare avanti. E pure se dovessero dare il loro consenso, anche i dettagli del negoziato per la grande coalizione saranno sottoposti al giudizio dell’Spd: le trattative possono collassare in ogni momento, e molti conservatori d’istinto tendono a non fidarsi di questi compagni di viaggio.

 

L’Spd sconta un risultato elettorale mediocre e un voltafaccia ancora caldo: subito dopo il voto, il 24 settembre scorso, il partito aveva escluso di creare un altro governo con la Cdu e la Csu, i partiti dell’Unione conservatrice. Quando i negoziati per la coalizione Giamaica sono finiti, a causa del no dei liberali dell’Fdp, la Merkel e la presidenza della Repubblica federale avevano chiesto “responsabilità” agli altri interlocutori, e così i socialdemocratici si sono impegnati a rivedere la loro posizione e a iniziare i colloqui. Ma le divisioni dentro all’Spd sono molte, e soprattutto c’è il timore che altri quattro anni di grande coalizione finiscano per annullare le chance di un’eventuale ristrutturazione della socialdemocrazia tedesca, che soffre da molto tempo di mancanza di idee e di irrilevanza. L’ala giovanile dell’Spd, guidata da Kevin Kühnert, da sempre contrario a un accordo con la Merkel e molto critico nei confronti di Schulz e delle “pressioni” contro i nemici della grande coalizione, ha detto venerdì di aver già pronti tutti gli argomenti per la campagna di boicottaggio interna. Gli scettici dentro l’Spd sono tanti, pure se non sempre hanno interessi comuni, e questo renderà il negoziato ancora più complesso.

 

I tempi non sono brevi: ci si aspetta, se tutto va secondo la premessa di oggi, un nuovo governo a Berlino per marzo – se non ci dovesse essere, Merkel può decidere di governare in minoranza (ipotesi che non le piace) o andare di nuovo al voto. I mercati però intanto hanno reagito molto fiduciosi, così come sono arrivate le congratulazioni pubbliche di molti leader europei riformatori, che hanno bisogno della cancelliera per avviare la “rifondazione europea” in questo 2018 dalle convergenze economiche positive. La “fine della Merkel” dichiarata con uno slancio quasi masochista da molti media internazionali convinti che un cambio di passo a Berlino sia un’opportunità – ricordate le copertine con la caduta della cancelliera o i titoli roboanti sulla fine di una stagione? – è intanto rimandata, e da queste parti si prova sollievo.

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