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Un sermone obamiano ai Golden Globe rilancia l’avventura politica di Oprah

La presentatrice si è trovata cucita addosso una candidatura per acclamazione popolare dopo il suo discorso per il premio Cecil B. DeMille alla carriera. Un mito inventato da Trump

9 Gennaio 2018 alle 06:10

Un sermone obamiano ai Golden Globe rilancia l’avventura politica di Oprah

Foto LaPresse

New York. Il maestro delle cerimonie dei Golden Globes, Seth Meyers, ha accolto le signore e i remaining gentlemen, ha officiato il funerale del molestatore collettivo davanti alle schiere di erinni nerovestite e ha scherzosamente proibito a Oprah Winfrey di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti. Prima della fine della cerimonia la Nbc aveva twittato “soltanto rispetto per il NOSTRO presidente”, allegando una gif di Oprah, la sua voce di Wikipedia diceva che “basically” aveva annunciato la sua candidatura durante la serata, il suo compagno, Stedman Graham, aveva garantito: “Dipende dalla gente. Lei lo farebbe senz’altro”, Meryl Streep aveva dato il suo endorsement ufficiale: “Questa sera ha lanciato un razzo. Voglio che corra per la presidenza. Non penso che abbia alcuna intenzione di farlo, ma adesso non ha più scelta”.

 

La presentatrice, autrice, imprenditrice, attrice, psicanalista della nazione, motivatrice del popolo, sacerdotessa del culto pop americano, patrona delle storie lacrimevoli e coscienza razziale delle star si è trovata cucita addosso una candidatura per acclamazione popolare dopo il suo discorso per il premio Cecil B. DeMille alla carriera.

 

Un discorso inspirational, come si dice, partito da quella volta, era il 1964, in cui una ragazzina seduta sul pavimento di linoleum di una casa della periferia di Milwaukee ha visto Sidney Poitier vincere l’Oscar, un uomo nero infine celebrato dalla cultura bianca di Hollywood, e si è conclusa con l’impietosa presa di coscienza dello stato dell’America di oggi, un paese lacerato dalle divisioni dove anche la stampa libera è “sotto assedio”.

 

Oprah ha parlato, con la consueta retorica circolare da sermone, della “speranza di un futuro luminoso, anche durante le nostre notti più oscure”.

 

Donald Trump non è stato citato nel discorso sul “nuovo giorno che si staglia all’orizzonte”, ma aleggiava come al solito al di sopra del consesso. La statura presidenziale del discorso ha infiammato l’elegante uditorio e da lì tutto il mondo che stava in ascolto, oscurando quasi completamente la contesa cinematografica, le premiazioni, il talento, l’arte e tutti gli elementi che in questo frangente storico sono diventati cornice e sovrastruttura di battaglie morali e politiche.

 

Reese Witherspoon ha introdotto Oprah con parole simili a quelle che nelle megachurch del Midwest usano per descrivere Gesù. Rachel Brosnahan, migliore attrice di una serie tv, quando è salita sul palco e ha visto lei in prima fila si è paralizzata, ha detto “Hi, Oprah” e le sono scivolati via dalla testa tutti i pensieri, i ringraziamenti, le parole. Oprah è innanzitutto un’esperienza spirituale, una religione gnostica. L’idea di una sua corsa alla presidenza, da lei sempre negata e rigettata, assume un’intonazione particolare in questo frangente: è una donna dello spettacolo nell’America dei Trump e dei Weinstein, un’afroamericana di origini umilissime nell’America della alt-right e di Charlottesville, è la madrina naturale per Me Too e Black Lives Matter, sulla sua figura si sovrappongono naturalmente diverse oppressioni e battaglie civili, configurazione di quella che nella neolingua della correttezza universitaria si chiama intersectionality.

 

Il problema che l’ispiratissimo discorso dei Golden Globes pescasse a pienissime mani dal vocabolario retorico della “hope and change” di Obama, che in principio sembrava inesauribile e alla fine ha lasciato l’America con Trump, non è stato percepito dalle schiere democratiche alla ricerca di un leader per disarcionare il presidente nel 2020, nel caso che tutti gli altri mezzi per accorciare il mandato facciano cilecca. La Cnn ha trovato subito fonti vicino a Oprah pronte a giurare che sta “attivamente lavorando” alla discesa in campo, altri media hanno vagheggiato di operazioni di pretattica elettorale già in corso. Politico ha messo in fila i motivi per cui sarebbe ragionevole: “Scommettiamo che ha una popolarità alta presso, beh, chiunque. E’ universalmente conosciuta. Raccoglierà fondi facilmente. Non c’è nessun democratico finora che abbia ipotecato la corsa. Non escludete una come lei”. Lei non si è mai tirata indietro dalla battaglia nel dibattito pubblico, ma si è sempre sottratta alle speculazioni su candidature e virate istituzionali. C’è stato anche un candidato alla presidenza, alla fine degli anni Novanta, che ha lanciato il suo nome per la vicepresidenza: “Insieme saremmo una squadra davvero formidabile”, aveva detto. Il suo nome era Donald Trump.

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  • branzanti

    09 Gennaio 2018 - 14:02

    Oprah Winfrey rappresenta la capacità di emergere, con il proprio talento e la propria intelligenza, sfuggendo alle peggiori piaghe degli Usa come razzismo e povertà. Era pertanto la più indicata per rivolgere un discorso di speranza ad un paese gravato da una cappa pesantissima che porta con se il riemergere di fanatismi ed odii che si pensava appartenessero al passato. Un paese seduto sull'orlo di un baratro economico e civile, che solo una frettolosa lettura di qualche dato economico tende a negare e che vede circa l'ottanta per cento della popolazione vivere in condizioni di indigenza o vera povertà; mentre si preparano nuove cartolarizzazioni per bolle pronte ad esplodere. Mi ha colpito leggere, qualche giorno fa, una previsione del possibile scoppio di una sorta di guerra civile per i danni prodotti dalla riforma fiscale : lo ha detto Ray Dario (un marxista? No il fondatore di Bridgewater uno dei più grandi fondi finanziari).

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    • tamaramerisi@gmail.com

      tamaramerisi

      09 Gennaio 2018 - 16:04

      Scusi, non si offenda, ma chi crede che l'80% degli americani vivano in stato di indigenza o povertà, dubita che Armstrong abbia camminato sulla Luna.

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      • branzanti

        09 Gennaio 2018 - 17:05

        Non mi offendo e le assicuro che non dubito di Armstrong (ero attentissimo davanti al teleschermo quella sera). Semplicemente cerco di leggere dati e studi (un tempo anche di viaggiare frequentemente in America, ma finché ci sarà quel tale non ci metterò piede). Ho recentemente potuto constatare che diversi osservatori e qualche amico la pensano esattamente nel modo da me, forse semplicisticamente, espresso. Nel paese si sta registrando una polarizzazione dei redditi e dei patrimoni che, anche nel breve periodo, rischia di essere fonte di gravi instabilità, come ipotizzato da Ray Dalio, e di generare pesanti inefficienze del sistema economico. Grazie per la sua garbata osservazione.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    09 Gennaio 2018 - 12:12

    L'economia americana non è mai volata cosí in alto, in forte ripresa (ed è solo cominciato) le coree parlano (ed è solo cominciato) il regime islamista comincia a creparsi (ed è appena cominciato) Hamas sta per liquidarsi (ed è appena cominciato) .... Eppure le hollywoodiane miliardarie, vestite a lutto, strati di cerone, e maschiofobiche vorrebbero farci credere che il sole ruota intormo alla terra? Loro fanno ridere, ma fa piangere la stampa diventata ufficio-stampa dell'entertainment : beyond fake, utterly scary!

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  • Giovanni Attinà

    09 Gennaio 2018 - 10:10

    Ma non è stata troppa la enfasi per il discorso della Oprah Winfrey? In fin dei conti non è che abbia detto cose trascendentali. Eppure vedo grandi spazi sulla stampa italiana, come se fosse il nuovo astro politico Usa. Tra l'altro i giornali Usa politicamente, e non solo, ci ignorano, da sempre.

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