Il pericolo dell'indipendentismo francese

Redazione

Sono un indipendentista francese, ha detto Jean-Luc Mélenchon in un’intervista a Les Echos, “la parola sovranista sarebbe stata conveniente se non fosse stata utilizzata in un senso nazionalista che non si adatta alla nostra visione”. Il leader della France insoumise, che organizza l’unica opposizione al macronismo imperante in Francia, prende le distanze dal Front national e dal “sovranismo Frexit” che ormai non piace più nemmeno ai frontisti: Mélenchon sa che il rischio di sembrare come la Le Pen è alto. Ma quando poi articola il suo pensiero, quando spiega perché l’Europa come è oggi, destinata al predominio tedesco con l’aiuto del liberale Macron, si intravvede di nuovo quell’antieuropeismo che fa da collante ai due estremi, di destra e di sinistra. Mélenchon sogna un’Europa restaurata in cui la Francia possa far valere il proprio peso e la propria indipendenza, “fare l’Europa? Sì, senza disfare la Francia!” (dice che bisogna imparare dagli inglesi che sono sempre stati bravi, anche quando la Brexit non era stata votata, a farsi dare soldi indietro dall’Ue) e per farlo è necessario rivedere tutti i trattati, rinegoziarli, investire sulla propria sovranità. L’esatto contrario del processo di integrazione cui aspira il neoeuropeismo, che è poi uno dei motivi per cui gli inglesi hanno deciso di abbandonarsi al divorzio dall’Ue. “I miei obiettivi non hanno nulla a che fare con quelli del Front national”, ribadisce Mélenchon, ma le parole dominanti sono ormai “l’Europa che minaccia” e non che protegge, come dice Macron, e la collera va gestita. Con l’indipendentismo, che appunto è il collante degli estremi, di destra e di sinistra.

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