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Alla scoperta di Sebastian Kurz, il "ragazzo magico"

Si vota in Austria, le destre vanno bene. Due riflessioni per chi sta da questa parte del Brennero

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

15 Ottobre 2017 alle 06:26

Alla scoperta di Kurz, il "ragazzo magico"

Sebastian Kurz (foto LaPresse)

Milano. Al di qua del Brennero, noi italiani aspettiamo con una certa trepidazione il voto in Austria, perché potrebbe mettere fine al flusso di annunci e smentite di invio di soldati e carri armati sulla frontiera che ha scandito i rapporti bilaterali Italia-Austria negli ultimi mesi. La gestione dei confini, e quindi dell’immigrazione, a Vienna come in molte altre cancellerie europee (dal 2015 l’Austria ha accolto in proporzione più immigrati della Germania), ha condizionato la campagna elettorale, determinando in parte l’ascesa del trentunenne ministro degli Esteri, Sebastian Kurz, leader del Partito popolare (Övp), dato nei sondaggi come vincitore. Ministro degli Esteri dal 2013, il Wunderwuzzi, il ragazzo magico della politica austriaca, ha preso la guida dell’Övp nel maggio scorso e ha ricostruito il partito a propria immagine e somiglianza (a partire dal colore di rappresentanza che non è più il nero, ma il turchese).

 

A Vienna la partita elettorale si gioca a destra

Le elezioni si avvicinano mentre la campagna subisce uno scandalo “che fa molto 2017”

 

Duro sull’immigrazione, Kurz ha spinto per la chiusura della rotta balcanica, ha imposto il divieto del burqa, ma ha anche puntato su una politica di “ouverture” attirando persone da altri partiti, con una proposta liberale di taglio delle tasse e di promozione di uno “stato trasparente” contro conflitti d’interesse e corruzione. Oggi l’Övp è il partito più popolare del paese, anche tra i giovanissimi, mentre i socialdemocratici – che ora guidano il governo di grande coalizione di cui l’Övp è socio di minoranza – sono scivolati al terzo posto. In mezzo, anche se nelle ultime rilevazioni l’Spö è un pochino in crescita, si è inserito l’Fpö, il partito di ultradestra austriaco che nel 1999 raggiunse il suo miglior risultato con Jörg Haider piazzandosi terzo, e che ora è guidato dall’esperto Heinz-Christian Strache, che è riuscito ad approfittare dell’aggressività con cui l’Spö ha attaccato Kurz, mostrandosi “inusualmente sobrio”, scrive l’Economist, e riuscendo così a far passare in secondo piano i suoi, di scandali – la settimana scorsa un consigliere locale dell’Fpö ha gridato “Heil Hitler” dal palco di un comizio. Se Strache facesse bene, il prossimo governo austriaco potrebbe essere tutto a destra, con un’alleanza tra Övp e Fpö, e i socialdemocratici all’opposizione.

 

Quando, nel 2000, questa stessa coalizione andò al governo, ci furono sanzioni e vari ostracismi da parte del resto d’Europa, ma oggi il populismo è diventato un affare diverso – e variamente in ascesa – in tutto il continente, e lo stesso Kurz è aperto a un’alleanza di governo con l’Fpö. Molti commentatori dicono che un’Austria tutta a destra sarebbe un problema soprattutto per la Germania e per le politiche comunitarie per l’immigrazione, perché rafforzerebbe l’asse tra Vienna e i governi autoritari del centro-est europeo, Polonia e Ungheria in particolare. Ma si sta facendo strada, nel dibattito europeo, l’idea che il coinvolgimento dei partiti populisti nei governi sia una via percorribile ancorché fruttuosa – è il “modello norvegese”. Dentro al palazzo, i movimenti antisistema (la contraddizione in termini è evidente da sé) possono essere controllati e addirittura moderati, mentre l’esclusione li rende più forti ed estremi. Non ci sono prove per ora di una convergenza virtuosa verso la moderazione, ma il dibattito c’è, e ne sentiremo parlare anche da questa parte del Brennero.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    15 Ottobre 2017 - 09:09

    La moderazione è certo una virtù cardinale ma. un Kerensky redivivo ce lo spiegherebbe meglio di qualsiasi altro, finisce sempre per soccombere agli eccessi, da qualsiasi parte provengano.

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