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Come non parlare a Kim

Sulla Corea Trump usa una retorica tossica che impedisce la de-escalation

25 Settembre 2017 alle 19:44

Come non parlare a Kim

Kim Jong-un (foto LaPresse)

Il ministro degli Esteri della Corea del nord questo lunedì ha fatto una cosa che suona terribilmente seria, ha cominciato a creare una versione ufficiale della guerra che potrebbe arrivare: sono gli Stati Uniti che hanno fatto la prima mossa, ha detto, le parole del presidente Trump – “il ministro degli Esteri coreano non sarà in giro ancora a lungo” – sono una dichiarazione di guerra, ora abbiamo il diritto di abbattere gli aerei americani anche fuori dal nostro spazio aereo. Insomma, nella escalation di retorica ora i leader coreani stanno costruendo davanti al popolo e al mondo esterno il contesto in cui avverrà la guerra: era inevitabile, prendete nota, siamo stati aggrediti. E rispondono alle manovre militari americane per fare pressione, come i sorvoli della penisola coreana con i bombardieri, per dire che quella pressione non la sentono affatto e anzi rincarano: quei voli non ci intimidiscono, anzi saranno un casus belli che potrebbe dare il via al conflitto.

 

E’ da notare come nella retorica della Corea del nord ci sia un’organizzazione a gradini, vale a dire che a Pyongyang stanno impostando la corsa verso la catastrofe come una serie di passaggi successivi – che sarebbe meglio non ci fossero, sottinteso. Non costringeteci a rispondere per le rime. Invece la retorica di Trump è disorganizzata. Non lascia vie d’uscita, non offre una rampa per uscire da questa corsa a due verso il precipizio, usa espressioni come “fuoco e furia mai visti prima” e “Rocket Man” che bloccano di fatto la de-escalation. Inoltre il presidente americano con queste uscite rumorose sta facendo il contrario di quello che dovrebbe fare, sta occupando il centro della scena, mentre dovrebbe tenersi da parte e lasciare che i mediatori cinesi sbroglino la situazione. Tanto non c’è da fare pubblicità alla potenza americana, si sa che c’è. E’ come andare da un suicida e dirgli: “Scommetto che non hai il coraggio di saltare, sbruffone”. Con la differenza che il suicida in questo caso può lanciare testate nucleari contro le città della Corea del sud, del Giappone e persino dell’America.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    25 Settembre 2017 - 23:11

    Kim, viene usato anche dal mondo liberal/PolCor, per far fuori Trump. Se al posto di Trump ci fosse stata la Clinton, il ministro degli Esteri nord coreano non avrebbe pronunciato quelle parole. Per forza, lei lo avrebbe lasciato fare. Con pragmatismo raffinato e intelligente, che fa diventare un problema , problema per tutti, ma quello non è pane per la politica dell'apparire, sarebbe stata la strada migliore. Un Kim nuclearizzato e potente che non avesse avuto un singolo nemico da agitare, sarebbe diventato un grosso problema per la Cina e la Russia. Avrebbero dovuto correre, anche loro, ai ripari. Il problema che diventa comune. Già, ma “politica intelligente” è un ossimoro.

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    • Skybolt

      26 Settembre 2017 - 11:11

      Tutte teorie, secondo me abbastanza campate per aria. Nessuno si chiede (o se se lo chiede si da risposte risibili) è: cosa vuole Kim? Perchè ha speso quello che ha speso per diventare potenza nucleare e missilistica ? Per paura che lo abbattessero ? Non mi sembra impaurito. E se volesse diventare potenza regionale aggressiva ? Inoltre, lasciarlo fare non avrebbe spinto Russia e Cina a intervenire (come ?) ma Giappone, Corea del Sud, e poi Vietnam, Filippine, Indonesia etc a diventare potenze nucleari.... Il resto sono wishful thinking. Molto in stile Monaco, peraltro.

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  • Giovanni

    25 Settembre 2017 - 23:11

    Ho la netta impressione che il dittatore coreano stia portando Trump dove vuole lui. Infatti Trump cosa può fare? Non può usare armi nucleari (fra l'altro non dobbiamo trascurare il fatto che la Corea del nord confina sia con la Russia che con la Cina che di certo non starebbero a guardare se a pochi chilometri dal loro territorio venissero fatte detonare degli ordigni nucleari. D'altra parte sarebbe folle da parte di Trump lanciarsi in una guerra convenzionale sul territorio coreano: potrebbe diventare facilmente un altro disastroso Vietnam. Anche bombardare a tappeto il territorio coreano non sortirebbe certo grandi risultati dato che è assai montuoso. L'unica strategia possibile è quella di azioni di intelligence e far nascere un forte partito di opposizione.

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    • Skybolt

      26 Settembre 2017 - 10:10

      Un partito di opposizione? In Corea del Nord ? Mi sembra quella dei radicali che volevano un salvacondotto per Saddam...

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  • albertoxmura

    25 Settembre 2017 - 20:08

    Che cosa sarebbe la de-escalation? Far finta di nulla magari continuando stancamente a condannare "diplomaticamente" Kim, in modo che questi possa meglio procedere nella crescita del suo arsenale atomico e missilistico? Vent'anni di saggezza e di prudenza ci hanno portato a questo punto. Occorre invece non lasciar cadere la tensione, per costringere, nel loro stesso interesse, la Cina e la Russia a fare quel che è alla loro portata e che solo in parte stanno facendo.

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