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Macron a tutto campo su sinistre, Renzi, islam e la corsa verso l’Eliseo

L’ex ministro francese ci spiega la sua corsa presidenziale fuori dalla gauche, perché il suo staff e i suoi fan sono tanto giovani e su Hollande dice: “Non ci parliamo più”

16 Dicembre 2016 alle 06:00

Macron

Emmanuel Macron a settembre durante una visita alla Space Fair di Rennes (foto LaPresse)

Bordeaux. Sabato scorso, al Parc des Expositions di Porte de Versailles, a sud di Parigi, ha riunito 15 mila persone per il suo primo meeting di campagna elettorale, numeri che la gauche tradizionale non riesce più nemmeno a immaginare. Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia francese, leader del movimento politico En Marche! e candidato outsider alle presidenziali del 2017, è l’uomo del momento. Da quando ha abbandonato l’esecutivo socialista per prendere un’altra strada sulla rotta dell’Eliseo, la sua progressione è stata...

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Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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