Londra è un’isola del rimpianto aperta a tutti

Il sindaco Sadiq Khan ha invitato i lavoratori americani che non hanno votato Trump (sì, ce ne sono) a trasferirsi nella capitale del Regno Unito
16 NOV 16
Ultimo aggiornamento: 18:49 | 3 AGO 20
Immagine di Londra è un’isola del rimpianto aperta a tutti

Sadiq Khan (foto LaPresse)

C’è chi protesta contro l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, c’è chi manda in giro le liste dei nomi dei grandi elettori che possono – devono! – tradire il voto degli americani, c’è chi organizza sit-in permanenti per i prossimi quattro anni senza mai una distrazione, e c’è chi se ne approfitta. Il sindaco di Londra Sadiq Khan, che è anche uno dei pochi sopravvissuti nel Pantheon delle sinistre occidentali che conserva un’immagine rivoluzionaria, ha invitato i lavoratori americani che non hanno votato Trump (sì, ce ne sono) a trasferirsi a Londra, che è una città aperta a tutti, e anche se c’è la Brexit e non si sa come va a finire, fidatevi: starete bene. Khan era seduto accanto a Sundar Pichai di Google, che stava annunciando grandi investimenti nella capitale inglese, con un’espansione del quartier generale a King’s Cross e la creazione di migliaia di posti di lavoro in più (tremila), ed è intervenuto: “Mi hanno detto che milioni di persone hanno usato il sito di Google il giorno dopo il voto americano, e che una delle frasi più citate nella stringa di ricerca è stata: ‘Dove posso emigrare?’. Se persone di talento americane vogliono venire a Londra, il mio messaggio è semplice: Londra è aperta. E il nostro sito non sta per collassare”. Il riferimento di Khan è al Canada, destinazione preferenziale per gli americani scontenti dell’America: il sito dell’immigrazione canadese si è crashato il giorno dopo l’elezione di Trump.
Khan utilizza ogni intervento pubblico per rafforzare l’immagine di Londra come capitale globale, coltiva la retorica della capitale-calamita per controbilanciare il susseguirsi di indiscrezioni sull’andamento altalenante del processo Brexit. Mentre al governo ci si azzuffa – Boris Johnson, dopo un inizio molto istituzionale al ministero degli Esteri, ha ripreso a dire le cose come le pensa, e pare che Theresa May, il premier, sia già oltremodo infastidita – e si aspetta che la Corte suprema definisca il ruolo del Parlamento nell’attivazione del negoziato della Brexit, Londra si conferma un’isola del rimpianto a cavallo tra Europa e America. I delusi dall’ascesa dei movimenti di chiusura dovrebbero accorrere qui, dice il sindaco, per consolarsi certo, ma soprattutto per lavorare, e divertirsi e dimenticarsi che là fuori il mondo sta andando tutto al contrario.