I compagni dell'Isis

Giulio Meotti
L’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, ha giustamente posto come problema principale del terrorismo islamico che ha colpito Bruxelles la “zona grigia” di cui gode.

Roma. L’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, ha giustamente posto come problema principale del terrorismo islamico che ha colpito Bruxelles la “zona grigia” di cui gode. Quanto è esteso quello che, all’epoca delle Brigate Rosse, veniva chiamato “terreno di coltura del terrorismo”? Quanto è popolare l’Isis in Europa? Molto, secondo differenti sondaggi. Secondo un rapporto ComRes, commissionato dalla Bbc, il 27 per cento dei musulmani inglesi ha approvato la strage di Charlie Hebdo (dodici morti). Un sondaggio Icm, diffuso da Newsweek, parla di un francese su sei che oggi simpatizza per l’Isis. Il 16 per cento dei musulmani di Francia. La percentuale sale al 27 per cento fra i giovani di diciotto-ventiquattro anni. Il bug dell’Isis penetra anche nelle forze di sicurezza. Una nota confidenziale della prefettura di polizia di Parigi, finita sulle pagine del Parisien, fornisce informazioni dettagliate in merito a casi di poliziotti e militari radicalizzati tra il 2012 e il 2015. Alcuni di questi si sono apertamente rifiutati di proteggere le sinagoghe o di osservare un minuto di silenzio per le vittime degli attacchi. “C’è tra i giovani una forte percentuale che simpatizza e non soltanto lo zoccolo duro di jihadisti al cento per cento”, dice al Foglio Lorenzo Vidino, direttore del programma sull’estremismo alla George Washington University. “E’ facile trovare chi non è islamista ma non disdegna il ‘mi piace’ jihadista. Un bacino di simpatizzanti. Per molti sono ‘compagni che sbagliano’ che restano musulmani e, fra l’Isis e gli ‘infedeli’, staranno sempre con i fratelli. In una gioventù antagonista, l’Isis attrae molto. In Spagna ci sono gang di latinos, non convertite all’islam ma alle quali piace molto l’Isis. Per tanti musulmani, l’Isis difende l’islam sunnita dall’occidente e dagli sciiti, l’Isis difende ‘l’onore dell’islam’. Lo pensa anche gente insofferente alla sharia. E’ l’orgoglio dell’islam schiacciato dall’occidente, una tesi passata grazie ai Fratelli musulmani. Omar Nasiri, un ex di al Qaida passato ai servizi francesi, raccontò di Molenbeek dieci anni fa: in un mondo di bevute, di donne, nel momento fatale si tifava sempre Bin Laden perché difendeva l’islam”.

 

Secondo Vidino, uno dei massimi esperti in America di radicalismo islamico, esiste quindi un’ampia “zona grigia”: “E’ quel bacino che crea le condizioni idonee per quelli che fanno il passo successivo”, continua. “Non ci si radicalizza dal nulla. C’è bisogno del terreno fertile per la radicalizzazione islamica. E crea anche quel sistema di connivenza come a Molenbeek. Salah Abdeslam si è nascosto per quattro mesi a casa sua”. Nel Regno Unito, un musulmano su cinque si dice favorevole all’Isis e si sale a uno su quattro per i giovani fra i 18 e i 34 anni. Il diciannove per cento ha simpatia per Jihadi John, l’ex studente arruolato come decapitatore e ucciso da un drone americano.

 

In Inghilterra ci sono 2,7 milioni di musulmani e il sondaggio indica una “zona grigia” di mezzo milione di persone a favore del jihad. Il programma della tv olandese Altijd Wat ha condotto un sondaggio fra i musulmani dei Paesi Bassi: il 72 per cento sostiene il jihad in Siria. Un altro sondaggio, condotto da Motivaction di Amsterdam, rivela che i giovani turchi olandesi fino all’80 per cento dicono di non vedere “nulla di sbagliato” nell’Isis. Uno studio parla del 16 per cento dei musulmani del Belgio che considera “accettabile” il terrore. Un sondaggio del prestigioso Pew Forum dice che gli attentati suicidi sono giustificati dal 35 per cento dei musulmani inglesi, il 42 in Francia, il 22 in Germania. Sul livello di popolarità dell’Isis nel mondo arabo hanno fatto luce molti sondaggi. Uno sempre del Pew Forum. In 11 paesi islamici, una media del 14 per cento giudica con favore lo Stato islamico. In Pakistan, soltanto il 28 per cento vede negativamente il Califfato di al Baghdadi. In Nigeria, il grado di simpatia per l’Isis raggiunge il 20 per cento.

 

Messi assieme, questi dati indicano un bacino di consensi di 63 milioni di cittadini musulmani nel mondo schierati con la pratica e l’ideologia dell’Isis. Un altro sondaggio, diffuso dall’istituto Clarion per l’antiterrorismo, mette assieme più fonti: l’iracheno Independent Institute for Administration and Civil Society Studies, Zogby, Arab Center for Research and Policy Studies di Doha e Fikra Forum per conto del Washington Institute for Near East Policy. Risultato: 42 milioni di persone nel mondo arabo che simpatizzano con l’Isis. 

 

Dopo la strage nella redazione parigina di Charlie Hebdo, la rete panaraba al Jazeera rivolse al pubblico una domanda: “Siete favorevoli alle vittorie dell’Isis?”. L’81 per cento rispose di sì. Secondo il World Public Opinion dell’Università del Maryland, il 61 per cento degli egiziani, il 32 per cento degli indonesiani, il 41 per cento dei pachistani, il 38 per cento dei marocchini, il 62 per cento dei giordani approvano gli attacchi contro obiettivi americani. Sondaggi e studi di diversa provenienza indicano una “zona grigia” profonda e vibrante, che alimenta la guerra santa islamica in Europa e in medio oriente.

 

Anthony Glees, studioso inglese del radicalismo islamico, ha fatto un paragone fra il jihadismo e il terrorismo rosso: “Al suo apice, la banda Baader-Meinhof godeva di cinque milioni di simpatizzanti”, ha ricordato. In Europa, l’Isis ne attrae molti di più. Ed è più ampio anche lo spettro degli obiettivi da abbattere. Se la Baader-Meinhof era in guerra con gli “schweine”, i porci borghesi politici e industriali, i manovali del Califfato sono in guerra con i “kuffar”, i miscredenti. Sono i clienti di Le Carillon, a Parigi, come i pendolari di Maelbeek, a Bruxelles. E’ una guerra eterna in nome del Profeta.  

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.