Non possiamo che fidarci di Erdogan

Dopo la vittoria dell’Akp, abbiamo chiesto ad alcuni esperti se il ruolo stabilizzatore della Turchia è plausibile e che ne sarà del modello turco. Girotondo di opinioni

5 Novembre 2015 alle 12:51

Non possiamo che fidarci di Erdogan

Di chi ci fidiamo se non ci fidiamo di Erdogan? Erdogan presenta inconvenienti, ma garantisce la stabilità del governo turco. Non sempre la stabilità asseconderà i nostri gusti ma è un valore, è un elemento di cui non si può fare a meno. Noi europei abbiamo molte riserve sul carattere di Erdogan e sul modo in cui ha governato il paese negli ultimi anni, ma ne siamo in parte responsabili. Nel momento in cui abbiamo bloccato la strada dell’adesione della Turchia all’Unione europea – in particolare Germania e Francia hanno interrotto i negoziati – abbiamo costretto Erdogan a guardare altrove, a cercare una politica estera che sfruttasse altre possibilità nella zona. Ora abbiamo interesse a correggere quella politica che ha bloccato Erdogan sulle porte della casa europea. I negoziati sono fermi da anni, anche se non formalmente interrotti, ma ora qualcosa ricomincerà a muoversi. Bisogna dare la sensazione che non siamo più totalmente ostili all’ingresso della Turchia. Se lo facciamo c’è la speranza che Erdogan punti nuovamente sull’Europa e quindi collabori sulla questione dei migranti. Il modello turco è certamente molto cambiato perché Erdogan non è più l’uomo di 7-8 anni fa che in qualche modo cercava di garantire la democrazia nel suo paese. Ma non è accaduta la stessa cosa in Russia o in Egitto? Quanti sono i paesi che hanno subìto una correzione di democrazia in questi ultimi anni? E’ colpa loro che hanno un deficit strutturale di democrazia o non è piuttosto colpa della democrazia che non sta funzionando? Forse quei paesi non sono più liberi di noi di muoversi verso modelli che garantiscono esecutivi più autorevoli? Alcune democrazie stanno diventando autoritarie, e forse questa è una tendenza non necessariamente limitata alla Turchia. In politica interna, Erdogan ha una priorità a cui non rinuncerà, e questa è l’unità e indivisibilità della Turchia. Sappiamo che il maggiore rischio che il paese ha e ha sempre avuto è quello di una scissione curda. In questo momento il rischio è particolarmente elevato, perché mentre in molte altre circostanze i curdi non avevano la forza per rivendicare la loro indipendenza con argomenti forti, adesso cominciano ad averla, perché sono diventati indispensabili nella battaglia contro lo Stato islamico. La politica di Erdogan rimarrà concentrata sulla questione curda.

 

Sergio Romano
ex ambasciatore ed editorialista
del Corriere della Sera
(testo raccolto dalla redazione)

 

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