Non c’è fine all’autoritarismo

Dopo la vittoria dell’Akp, abbiamo chiesto ad alcuni esperti se il ruolo stabilizzatore della Turchia è plausibile e che ne sarà del modello turco. Girotondo di opinioni

5 Novembre 2015 alle 13:05

Non c’è fine all’autoritarismo

Se stabilità significa governo democratico, stato di diritto, libertà e diritti, allora Erdogan è quanto di più distante si può pensare dalla stabilità. Ma se stabilità significa la legge della maggioranza, l’oppressione dell’opposizione e il silenziamento dei dissidenti, allora Erdogan può essere considerato uno stabilizzatore autoritario. Da ultimo l’Unione europea ha perseguito una politica di appeasement vis-à-vis con Erdogan, con la speranza che possa prevenire altre ondate di rifugiati. Aiutando Erdogan evitandogli l’imbarazzo del report che criticava il suo sistema, l’Ue è diventata complice della presa di potere al voto del primo novembre. Se gli europei sono seri sul fatto che l’Unione è soprattutto un’unione di valori, allora sarebbe più opportuno evitare di stringere questi patti immorali con Erdogan. Ma se l’Ue è semplicemente un’alleanza pragmatica, allora i leader europei posso accomodarsi e guardare come l’autoritarismo sta crescendo dentro e fuori l’Unione. Il modello turco in realtà dovrebbe essere definito il “modello Erdogan”: sul fronte politico, l’erdoganismo è una tecnica illiberale e autoritaria basata sul settarismo sunnita, sul fanatismo nazionalista e sulla grandeur neo-ottomana. Sul fronte economico, è una “kleptocracy”, il regno della corruzione, un misto di capitalismo di stato e capitalismo tra amici. Sul fronte socio-culturale, è un’ingegneria sociale arcaica che trasforma le minoranze in capri espiatori nel suo tentativo di creare una “nuova società”, una comunità monolitica modellata sull’idea di Erdogan di una società ordinata e disciplinata. Durante la campagna elettorale, le ong dell’opposizione e i loro business sono stati colpiti e chiusi, Erdogan ha soppresso i media che lo criticavano, ha intimidito giornalisti e opposizione. Ora che l’Akp ha vinto così bene, Erdogan vorrà approfittarne per colpire i media che restano, i politici, le ong, le imprese, indebolendo ulteriormente la democrazia turca. Le prossime elezioni sono previste per il 2019, e potrebbero essere le elezioni meno corrette e più disoneste mai viste.

 

Aykan Erdemir
professore alla Bilkent University
di Ankara e non resident fellow della Foundation for Defense of Democracies

 

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