La foto del saluto nazista della regina Elisabetta da bambina pubblicata dal Sun

Quella “nazista” della regina, Monaco e l'Iran nucleare

Giulio Meotti
Quella foto della futura regina ci ricorda che l’aristocrazia inglese era a favore dell’appeasement con Hitler e che se non fosse stato per Churchill l’Europa tutta avrebbe parlato tedesco.

L’Inghilterra scopre un’inedita Elisabetta bambina che fa il saluto nazista. E quel filmato di dieci secondi ci ricorda che la volontà di lotta ad oltranza impersonata da Winston Churchill era insidiata all’interno del mondo politico inglese da una “quinta colonna” filo-hitleriana, con tentacoli dentro il Parlamento.

 

Parlamentari, nobili, membri dell’establishment diffondevano una sottile propaganda filotedesca e, alle spalle di Churchill, operavano per concludere un accordo con Hitler. Duro fu lo scontro fra Churchill e il suo primo ministro degli Esteri Lord Halifax, ereditato da Chamberlain, fautore di una politica di accomodamento con Hitler. Il saluto nazista della futura regina ci ricorda che l’aristocrazia e le élite inglesi erano a favore dell’appeasement con il nazismo e che se non fosse stato per quel coriaceo primo ministro l’Europa tutta avrebbe parlato tedesco.

 

Quando meditava di prendersi la Cecoslovacchia e minacciava una guerra, Hitler tenne a Monaco dei colloqui col primo ministro inglese e francese. Una volta Chamberlain gli disse: “Lei afferma che tre milioni di Sudeti devono essere annessi al Reich. E allora io le rivolgo una domanda: quest’annessione la soddisferà completamente? Poi non desidererà altro?”. Mostrandosi offeso, Hitler replicò: “lo, i cecoslovacchi non li voglio a nessun costo, neppure uno, nemmeno se me li regalassero”. Il giorno dopo, 16 settembre 1938, Chamberlain tornò a Londra, riunì il gabinetto, e decise di cedere al ricatto di Hitler tenendo conto delle sue promesse per il futuro. Chamberlain aggiunse: “Tutto ora dipende dalla parola di Hitler. Possiamo fidarci? Dopo questo mio contatto personale, credo di sì: a me pare che Hitler appartenga alla categoria di uomini sulla cui parola si può contare”. Ricorda qualcosa?

 

Precisamente Io stesso hanno fatto a Vienna i capi della diplomazia d’Europa e America: nell’illusione di evitare la guerra con l’Iran, hanno scelto la via del disonore.

 

Monaco ieri e Vienna oggi. La natura del nazismo era già abbastanza chiara in quel settembre 1938. La tragedia austriaca era alle spalle. Il riarmo tedesco era noto a tutti. L’antisemitismo non era un mistero per nessuno. I piani di espansionismo di Hitler verso est erano stati confessati in mille occasioni. Alla Camera dei Comuni di Londra soltanto due deputati si rifiutarono di applaudire quando una voce si levò, “Ringraziamo Iddio per il nostro primo ministro”. I due parlamentari che rimasero seduti furono Churchill e Eden. Nessuno dei protagonisti di Monaco sentì la Cecoslovacchia, così come oggi nessuno ha chiesto l’opinione di Israele in merito all’accordo atomico con l’Iran.

 

[**Video_box_2**]E' questo che ci racconta il saluto nazista della piccola Elisabetta. Di una classe dirigente europea pronta a inginocchiarsi di fronte a Hitler, della resistenza di un solitario primo ministro, della nuova Monaco con l’Iran e della mancanza di un altro politico che oggi sappia opporsi all’appeasement delle nostre élite.

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.